LO MONACO, TRA FINZIONE E REALTA’, CONQUISTA LA PLATEA-foto-
In scena, nei giorni 9-10 febbraio 2011, presso il teatro comunale ‘Rossini’, il dramma pirandelliano ‘Non si sa come’. La formula è quella del metateatro, del teatro nel teatro, dove in scena viene messo il teatro con i suoi stessi problemi, con le sue continue e ripetute prove, dove i personaggi sono anche persone, e dove la realtà e la finzione si intrecciano fino al punto di non riuscire più a distinguerle. La realtà è distorta, assurda, e assistiamo al gioco paradossale del caso, che ci
mostra la nostalgia e la solitudine assoluta del protagonista: Romeo Daddi.
Romeo Daddi – interpretato magistralmente da Sebastiano Lo Monaco, che ha curato anche la regia – è il capocomico di una compagnia di spettacoli di varietà, che accompagnato da altrettanto fantastici attori, ci ha incantato in questo lungo viaggio.
Siamo su un’immaginaria nave da crociera e tra canzonette e balletti, trucco e parrucco; tra soubrette, paillettes, e lustrini, assistiamo
alla messa in scena di un dramma umoristicamente sospeso tra il riso e il pianto, tra il mondo onirico e la realtà, tra le cose dette e quelle no, che irrimediabilmente e inesorabilmente ritornano. “Giorgio, le cose non sono mai come sembrano, bisogna guardarle dentro!”, così Romeo Daddi afferma in un momento cruciale del dramma.
In scena sono rappresentate le angosce e le ossessioni racchiuse all’interno della psi
che di ognuno … è rappresentata la follia, tema caro a Pirandello, arma con la quale è possibile far esplodere le inconsistenti convenzioni umane. “Io vedo cose che le persone savie non vedono”!
Al centro c’è la gelosia che si insinua fra i quattro protagonisti. C’è il sospetto, il sospetto del tradimento che Romeo risolve sostenendo: “Ma se tua moglie ti tradisse in sogno, non sarebbe forse la stessa cosa?”. Il sospetto maggiore è quello che nasce dallo stato di incoscienza, perché trattasi di ‘delitti innocenti’, ma pur sempre delitti. Non solo.
Romeo convive con il suo passato, un passato dai contorni sfumati, dai confini incerti, e che assume le sembianze di un sogno. Rivive l’atrocità di un assassinio commesso da ragazzino, emerge con prepotenza la dimensione dell’inconscio, che lo fanno sprofondare nell’abisso dell’anima. “Io ho ucciso … e come un sogno ritorna. Non si seppe mai chi aveva ucciso, non lo seppi neppure io. Dissi a mia madre di non essere uscito … e quello che fu vero per mia madre, è stato subito vero
anche per me”.
Ed ecco rappresentato il nulla, quel tutto e niente, perché sepolto; quella solitudine eterna, quella solitudine dalla quale Romeo Daddi doveva fuggire! È rappresentato l’abisso che ognuno di noi si porta dentro, perché come Romeo con veemenza sostiene: “Un uomo crede di farsi una coscienza, ma basta niente per farla crollare via, in quanto basata sul nulla”.
Emergono le maschere che ognuno di noi porta sul volto: “Siamo tutti qua
a recitare”. Ed ancora: “Chi non ha mai commesso dei ‘delitti innocenti’? Ognuno di noi commette dei delitti, ‘non si sa come’, ma si commettono”.
Emergono i temi fondanti della poetica del grande Pirandello, premio Nobel nel 1934, messi in scena con accuratezza da Sebastiano Lo Monaco, conoscitore esperto di Pirandello, che è ospite della stagione teatrale del ‘Rossini’ per il secondo anno di seguito, riscuotendo grande consenso.
Si ringrazia Mario Di Giuseppe per il contributo fotografico.