LA FATICA DI STUDIARE: UNO DEI SINTOMI PER RICONOSCERE LA DISLESSIA
L’iniziativa di realizzare un corso di formazione sulla dislessia, frutto della collaborazione tra l’AID di Bari e l’ITIS “Galileo Galilei” di Gioia del Colle, rappresenta un punto di riferimento importante per chi è vicino e non a questo disturbo, garantendo una gestione del problema più efficace.
Durante il primo incontro, tenutosi l’11 marzo presso l’ITIS di Gioia del Colle, a tenere banco è stata Lucia Susca, la responsabile del comitato tecnico dell’AID, alla presenza della Professoressa Giovanna Barile, docente di ruolo responsabile e referente per l’Istituto.

L’AID, Associazione Italiana Dislessia, è un comitato nevralgico per intervenire su questo problema; presso l’Associazione viene eseguita una diagnosi precisa attraverso un protocollo standard al termine del quale viene rilasciato un referto scritto.
“Dislessia” è un termine prettamente scolastico che non si trova in diagnosi, bensì parleremo di Disturbi Specifici di Apprendimento che sono parte integrante dell’individuo sin dalla nascita e che sono destinati a permanere per sempre.
Il soggetto dislessico, è colui che incontra difficoltà nel portare avanti un processo in termini di lettura, soprattutto dal punto di vista della velocità e della correttezza. Esistono gradi diversi del disturbo, e ad esclusione di quello più severo, negli anni tende a migliorare soprattutto nella velocità, tenendo sempre in considerazione che il dislessico non ha nessun problema nella comprensione del testo.
Più che nella scuola Primaria le difficoltà, in termini di decodifica, emergono in quella secondaria, ed oggi, grazie ai fondi della Telec
om, si offre agli studenti un servizio che attraverso il PC fornisce una sintesi vocale dei libri di testo per facilitare la lettura.
La dislessia non è mai isolata, ma al processo di lettura si aggiunge anche quello di scrittura:
La Disortografia: osserva una modalità di scrittura leggibile, ma assolutamente intaccata da errori di ortografia (punteggiatura, accenti, maiuscole, minuscole, ecc.) che sono parte integrante del disturbo. Il soggetto in questione conosce le regole, ma non sa applicarle, e una soluzione marginale a questa mancanza si riporrebbe nella scrittura al PC che per alcuni versi aiuterebbe attraverso la correzione automatica.
Il Disgrafico: scrive in maniera ortograficamente corretta ma indecifrabile, che in gran parte dei casi egli stesso non riesce a decifrare, dovuta ad un’organizzazione dello spazio deficitaria. Tali problematiche sono riconoscibili nel disegno tecnico all’evidenza di una pressione troppo forte o troppo lieve della scrittura, ma non nel disegno artistico che privo di schemi potrebbe invece risultare positivo.

La Discalculia: è il disturbo nelle procedure del calcolo e nel sistema del numero. Chi soffre di questo disturbo non riesce a ricordare le formule e ancora meno a ricercare le formule inverse. Nell’ambito della logica sono efficienti, ma la fatica è nell’esecuzione del calcolo a causa della memorizzazione deficitaria.
Rispetto ad un individuo normale, nei dislessici si attivano le stesse aree ma in maniera più contenuta. Gli studi statistici degli ultimi anni hanno evidenziato come esiste un’alta familiarità di questi disturbi, il 58% riscontra casi di dislessia all’interno della propria famiglia.
Per differenziare chi soffre di Disturbi Specifici di Apprendimento rispetto a chi semplicemente non si applica nell’ambito scolastico, si possono focalizzare dei sintomi propri dl dislessico: l’incapacità di memorizzare (non a livello autobiografico o visivo); la distraibilità e l’organizzazione spazio-temporale.
Il deficit del dislessico è anche un deficit di attenzione, e nel suo caso da parte di chi giudica, bisogna discernere l’errore come parte integrante del disturbo.
È importante capire se al
momento della diagnosi l’istruzione e l’ambiente socioculturale sono stati idonei e quindi esiste il disturbo, oppure se si tratta di un deficit che nasce da fattori esterni. La diagnosi del Disturbo Specifico di Apprendimento può avvenire in determinate condizioni di aree pigre del cervello ma non nel caso di epilessia o di ritardo mentale che comunque incidono sulla capacità di apprendimento. Infatti, se il soggetto è in possesso di un buon quoziente intellettivo possiamo parlare di dislessia, in caso contrario bisogna deliberare in termini differenti.
Per ciò che concerne il ruolo ricoperto dalla scuola, e in particolar modo dal docente di ruolo comune, deve essere quello di diritto-dovere alla formazione, perché il dislessico non necessita dell’insegnante di sostegno, che potrebbe scatenare problemi di accettazione della parte in causa. La scuola deve anche divulgare una circolare a valore normativo che obblighi il docente, nel caso specifico, a trarre una valutazione dedita ai contenuti e non alla forma.
Il “corso di formazione sulla dislessia nella scuola secondaria” prevede altri incontri che si prospettano importanti per chi come i genitori dei dislessici e gli stessi vive sulla propria pelle il disturbo, e per chi come associazioni e docenti deve sapere come muoversi in questo “mondo” nel momento in cui gli si presenta davanti.