FILODRAMMATICHE GIOIESI… CHE FINE HAN FATTO?
Quest’anno si è notata nella programmazione teatrale ed in cartellone l’assenza delle compagnie filodrammatiche gioiesi. Ne abbiamo chiesto il perché ad Augusto Angelillo.
Il perché le filodrammatiche siano fuori dal teatro bisognerebbe chiederlo a chi “gestisce” la cultura a Gioia. Comunque questa è una cosa che personalmente avevo già “profetizzato” alla presentazione pubblica del nuovo direttore artistico Vito Marvulli, in quanto chiesi come si potesse coniugare la gioiesità tanto sbandierata con quanto dichiarato esattamente l’anno prima, ovvero che le compagnie teatrali, e non solo, non erano per niente degne di calcare il palco del Rossini. Fu la prima (e ultima) assemblea pubblica cui tutte le associazioni culturali furono invitate. Nessun proseguo, così come è decaduto il progetto di una consulta culturale, forse perché un po’ troppe realtà associative pensavano con la propria testa.
Di cosa ha bisogno il teatro amatoriale per crescere?
Il teatro amatoriale per crescere ha bisogno in primis di essere libero di esprimere il proprio modo di essere e di un luogo dove poter fare, con una certa tranquillità, le prove.
Cosa suggeriresti ad un’Amministrazione “illuminata” per aiutare queste realtà amatoriali?
Ad un’Amministrazione illuminata suggerirei di incontrare le realtà locali, tutte e non solo quelle che sono nate in questi ultimi due anni, e le ascolterei, perché a differenza delle Amministrazioni che si succedono a palazzo San Domenico, quasi tutte le realtà associative che lavorano da anni sul territorio lo fanno per amore della città e della Cultura (con la C maiuscola e non con quella minuscola) e non per una promozione personale o, peggio ancora, puramente politica. Il sottoscritto, Giustina Lozito (coordinatori di Teatralmente Gioia), Vito Osvaldo, Giovanna Carelli e Sofia Antonicelli (dell’Associazione DiversaMente), facciamo parte del Direttivo della UILT (Unione Italiana Libero Teatro) pugliese e andremo il 27 marzo
Investire ener
gie nel formare giovani, mettersi in gioco in prima persona, crederci … è un investimento o una cambiale?
Ad una riunione nello IAT con il Consigliere delegato al Turismo, Filippo Gallo (ero presente in qualità di segretario della Pro Loco), ho ribadito che per promuovere Gioia bisogna avere il coraggio di investire anche nelle risorse locali, non di dover a tutti i costi scimmiottare altri paesi, come se Gioia non avesse in sé le possibilità di muoversi autonomamente. Chi copia gli altri fondamentalmente lo fa perché non ha idee proprie. Sicuramente investire nei giovani e nei gioiesi, anche se non amici, non è una cambiale.
Quali sono i costi “vivi”da sostenere per portare in scena una rappresentazione? E’ ipotizzabile “autogestirsi”, senza dover dipendere da diktat politico-amministrativi?
I costi dell’allestimento di una rappresentazione variano a seconda dell’opera che si vuol mettere in scena, per esempio la commedia di Molière che abbiamo portato in teatro lo scorso anno, è costata molto di più rispetto all’opera che stiamo mettendo in scena quest’anno. Comunque i costi vivi oggi sono: SIAE, Scenografia, Costumi e Pubblicità (a queste spese va aggiunto quest’anno il costo dell’affitto del teatro). Sicuramente l’autogestione è possibile se ci sono sponsor, se l’incasso dell’anno precedente è tale da poter coprire l’avvio dell’allestimento, d’altro canto c’è da mettere in conto che dalle nostre parti, per una filodrammatica, non si può stabilire un biglietto superiore ai dieci euro, anche perché ciò che facciamo è rivolto alle famiglie, quindi…
Oggi il teatro cosa può offrire? Perché si dovrebbe andare a teatro?
ove, se anche fai zapping, trovi la fotocopia del programma che hai lasciato.
Progetti per il futuro…