REINA ROFFÉ, SCRITTRICE ARGENTINA, EMOZIONA TUTTI

La scrittrice di origini argentine Reina Roffè è stata ospite presso la libreria “La Librellula”, nel pomeriggio di sabato, 3 dicembre, in occasione della quindicesima edizione de “I seminari d’autunno”, a cura di Irene Martino e Giuseppe Goffredo. Ha introdotto l’autrice, in qualità di responsabile del “Presidio del Libro” di Gioia del Colle, Orietta Limitone, che ha sottolineato la necessità, soprattutto dopo gli eventi che hanno caratterizzato la primavera araba, di volgere uno sguardo attento a sud del mondo. Uno sguardo che contempli culture altre e abbracci realtà accomunate da un passato in cui ha dolorosamente prevalso la dittatura, nei paesi arabi come in quelli sudamericani.
Uno sguardo che sia sinonimo di crescita individuale e globale, volto ad allargare i propri orizzonti e a vedere nel Mediterraneo non un muro divisorio fra un nord e un sud radicalmente diversi, ma un ponte fra due culture che si completano. Un ponte che sia un primo passo verso la tanto auspicata convivenza pacifica tra i popoli.
Si è detta onorata, Irene Martino, di ospitare una tra le voci femminili più affermate nel panorama letterario argentino, finora trascurata dalla letteratura di consumo. Con un entusiasmo che le è valso la commozione della scrittrice, la prof.ssa Martino ha condiviso con il pubblico le emozioni che la lettura delle storie della Roffè suscita. Storie di donne, come nei racconti di “Uccelli rari ed esotici”, straordinarie nella loro normalità, perché eroico è il loro approcciarsi al quotidiano.
La Roffè tratteggia personaggi femminili il cui fascino risiede nella fragilità che le rende forti, nella sensibilità con cui intuiscono il cambiamento interiore, in quella maturità acquisita che rende eccezionale l’esistenza ordinaria. La scrittrice affida la sua voce a queste donne profondamente turbate, eppure salvate dall’immancabile folgorazione che le rafforza.
C’è senz’altro dell’autobiografico nella disperazione e nella solitudine che connota le “eroine del quotidiano” di “Uccelli rari ed esotici”. C’è l’esperienza della censura che l’ha profondamente segnata e che l’autrice stessa ricorda. A soli ventiquattro anni fu esiliata per aver raccontato, in un romanzo in cui compariva anche un personaggio omosessuale, l’educazione oppressiva e autoritaria imposta alle ragazze nei collegi femminili.
Erano gli anni settanta e la dittatura del generale Videla non ammetteva critiche, né diversità. La censura rappresentò, per la Roffè, l’occasione per rielaborare la propria scrittura, volta sempre a denunciare gli orrori della dittatura. Ecco quindi che il
tormento dell’autrice prende la forma di indifese figure femminili cui affidare la propria voce, la propria storia.
In “L’onda che si infrange”, sofisticato metaromanzo in cui torna la tematica della solitudine, la protagonista è tormentata dall’impossibilità di essere compresa, che la costringe a trincerarsi in un silenzio feroce e umiliante. Nel romanzo come nella vita dell’autrice, la scrittura interviene quindi a testimoniare la presenza dell’uomo, la sua esistenza nel mondo e, così facendo, lo salva.
(Scatti fotografici a cura di Marzia Mirizzi)