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PINO PASCALI: AL CASTELLO SVEVO LA MONOGRAFIA

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P5180271Pino Pascali: un artista esuberante ed eccentrico. Cresciuto, infatti, a Polignano a Mare – molte sue opere rievocano il mare – è un bene prezioso per la nostra comunità.

Il 18 maggio, nella sala multimediale del Castello Svevo di Bari, è stata presentata un’affascinante monografia edita Electa 2010, curata da Anna D’Elia, e nata da una rielaborazione di un volume su Pascali edito 27 anni prima e curato sempre dalla stessa a cui ha collaborato la gioiese Rosangela Mastromarino, curandone gli apparati ed esaminando tutte le note bibliografiche scritte sull’artista, per poi selezionarne i contenuti per la stesura finale della monografia.

Alla conferenza hanno partecipato numerosi: Beatrice De Donato, Vicesindaco e Assessore alla Cultura di Polignano; Rosalba Branà (foto a destra), Direttore artistico del museo dedicato all’artista pugliese, da poco diventato rosalba-bran-beatrice-de-donatofondazione; Pasquale Bellini, Direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Bari; Lia De Venere docente di Storia dell’Arte.

Gli interventi di alcuni critici d’arte – Alberto Boatto, Simonetta Lux, Vittorio Rubiu – che, attraverso aneddotica di vita vissuta accanto a Pascali, hanno emozionato il pubblico.

Alla domanda di Anna D’Elia, moderatrice dell’intervento, su che cosa ha rappresentato l’elemento del gioco per Pino Pascali, Vittorio Rubio ha risposto attraverso una suggestione di Nietzsche: “Non conosco maggiore serietà che nel gioco”! Per Rubio nell’elemento ludico di Pascali c’era una serietà, un’intensità che lo contraddistingueva, che dava lui una grande originalità (vedi foto dal nostro archivio: Pascali raccontato ai bambini).

Riprende il motivo del gioco anche Alberto Boatto che ricorda la vivacità di Pascali; una personalità rivolta continuamente verso l’esterno. Boatto ricorda emozionato e con grande tenerezza, le sue visite alle mostre di Pascali con il suo consequenziale ripetere a se stesso una frase di Rimbaud: “Mi ridarai tu, un giorno, le avventure che sono scritte sui libri per i ragazzi? Ho tanto sofferto …”. La risposta era affermativa, un sì sentito e completo, perché Boatto era pienamente consapevole che Pascali gli avrebbe donato delle avventure fantastiche. “Pascali ha saputo dare alla mia generazione la giovinezza, ci ha lasciati troppo prematuramente […]”, così, nel suo intervento.

Le spinte immaginarie di Pascali lo portano verso il mondo oscuro dell’infanzia. L’infanzia vista come elemento biografico e personale, tra l’onirico e il reale; l’infanzia vista come infanzia del mondo. Non a caso, Pascali mostrò vivo interesse per il primitivo, per la cultura africana. “Diffido dalla regressione verso l’infanzia. L’infanzia è uno stato perduto, abbandonarsi all’infanzia, come ha fatto Pascali, ha un limite di pericolosità! Se pensiamo alla serie scultorea degli animali ci rendiamo subito conto che sono sempre sezionati, come anche quella sulle donne”.pascaliraccontato1_640_x_300

Non è tutto, i materiali utilizzati da Pascali, la vera essenza dell’arte povera: sculture realizzate con materiale solido e resistente. La scelta di materiali leggeri è un tratto distintivo e geniale della sua scultura; un tratto, però, di assoluta fragilità, un segno di orientamento verso la cancellazione, la perdita e anche la morte. Ecco quindi il cono d’ombra dell’artista: solitamente chi non prende seriamente la vita, chi la prende un po’ con nonchalance e chi la prende per gioco ha in sé una consapevolezza amara, una dolc

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e malinconia. Per la Lux, studiosa dei taccuini tramite i quali ha dato un nuovo contributo al libro, un dato distintivo del Pascali è il suo riuscire a mettere insieme il sensuale, il terreno con il pensiero, il concettuale: Pascali è un artista che riesce a esprimersi attraverso differenti linguaggi, dal più basso al più alto.

Lavorò per la pubblicità, per la televisione, per i nuovi mezzi di comunicazione di massa, s’interessò all’industria, alla tecnologia. Fu esperto conoscitore di fumetti, e di questo ne ha parla abbondantemente Massimo Ruio. E di certo la bellezza della sua opera artistica è data dal carattere multiforme e multiculturale.

Dalla valorizzazione delle capacità artigianali dell’artista e dell’arte povera (si veda la mostra di Kounellis in questi giorni a Bari, teatro Margherita) nel suo ricreare armi (come il famoso Missile, opera del 1964, foto in basso, a destra – collezione Lodolo per il Ciclo delle Armi), cannoni, animali con materiali differenti, sia di recupero sia propri della quotidianità, all’atteggiamento ironico e dissacrante, all’invasione dello spazio espositivo con i famosi “32 mq di mare circa” o le pozzanghere nella foto di apertura: (9 mq in mostra a Polignano fino al 13 giugno 2010).

La monografia, intitolata Pino Pascali, presentata nel capoluogo barese, è uno degli studi più approfonditi, un valido vademecum per riscoprire al meglio l’artista e l’arte povera.

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