AL CLASSICO “RICORDARE CAPACI…CAPACI DI RICORDARE”
La terza giornata di “Ricordare capaci…capaci di ricordare”, lunedì 17, è stata dedicata ai seminari proposti dall’”Osservatorio Regionale sulla Legalità”, svoltisi al Liceo Classico Publio Virgilio Marone anziché in Piazza Pinto a causa delle avverse condizioni climatiche.
Le assenze di alcuni ospiti hanno portato ad un ridimensionamento del programma.
Il primo dibattito, intitolato “Condizionamento e infiltrazione della criminalità organizzata negli enti locali. Nuove leggi per prevenire e contrastare?”, vede come relatori Sergio Povia, Piero Longo e Nicola Mastrovito (ex consigliere della giunta comunale locale); modera Massimo Labate, ha inizio subito dopo la proiezione di un breve video sul funerale di Giovanni Falcone, con l’ormai celebre citazione di quest’ultimo a proposito della mafia “La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano, e come tutti i fatti umani, ha un inizio e avrà sicuramente una fine”.
Il dibattito incalza sin da subito e tiene alta l’attenzione del pubblico presente, poiché gli spunti per relazionare vengono tratti dal libro che lo stesso ing. Mastrovito ha pubblicato, intitolato “Ingiustizia di Stato-Gioia città mafiosa?”.
Le domande di L’Abbate si concentrano soprattutto sull’abusivismo
edilizio, sugli attentati e sulla burocrazia del consiglio comunale qui a Gioia del Colle. Fatti che si è sempre detto, anche se mai dimostrato, fossero legati da un comune denominatore di stampo mafioso, tra la fine degli anni ‘80 e inizio anni ‘90.
Lo stesso Mastrovito racconta che pur essendo stato un fermo oppositore dell’epoca rispetto a pratiche comunali al quanto sospette, non se la sente di dichiarare “mafiosa” la città di Gioia del Colle per due motivi. Il primo perché la magistratura non ha mai giudicato tali gli uomini che allora sedevano in consiglio, il secondo deriva dalla profonda convinzione che materialmente la mafia non sia mai arrivata in questo paese. L’ingegnere parla più di intrallazzi tra la giunta comunale, imprenditori e il comandante dei carabinieri Pompei, in merito alla costruzione della nuova caserma delle forze dell’ordine.
L’Abbate, rivolgendosi a Povia e a Longo, pone l’accento sulle giunte comunali che seguirono questi fatti e alla nuova stagione della politica gioiese.
Entrambi rispondono che il ricordo, rispetto a quelli anni, è sicuramente concentrato sull’instabilità delle nuove giunte e alle difficoltà a rappresentarsi anche al di fuori dalla “nicchia” gioiese.
Ma l’impressione che serpeggia tre il pubblico è che nei racconti dei relatori, in merito a quei fatti, ci sia poca chiarezza e trasparenza. Infatti, appena possibile, il prof. Vito Stricchiola interviene chiedendo dei chiarimenti sulla questione trattata, poiché sembrava di assistere al racconto di memorie legate soprattutto ad un comandante dei carabinieri assolutamente “folle”, il quale fingeva di subire un atten
tato e bruciava da solo un parco macchine della stazione mobile delle stesse forze dell’ordine.
L’intervento del professore si è rivelato più che mai opportuno, ma la discussione è proseguita nella “non chiarezza” dei fatti e all’insegna di alti toni di voce.
Subito dopo segue il secondo seminario “Scuola-famiglia-territorio, contro la dispersione scolastica, possibile un processo educativo?”.
I relatori dopo aver illustrato delle slide dalle quali emergono dei risultati non nuovi a queste tematiche come ad esempio l’assenza del rispetto delle regole, la lontananza della scuola dai problemi dei ragazzi e competenze sociali poco sviluppate, sviluppano le loro opinioni.
Questo seminario a differenza del primo più che su esperienze personali dei professori, maestri o “guide scout”, come anticipato dai relatori prof. Giorgio Gasparre e prof. Vito Stricchiola, doveva necessariamente incanalarsi su temi più generali, dalla politica economica dell’Italia alla secolarizzazione della società, dalle riforme del sistema scolastico al problema del debito pubblico italiano, dato che il modello economico-sociale del mediterraneo, portato avanti dall’Italia e da altre tre nazioni europee, ha relegato l’istruzione a ruolo secondario, quando in realtà dovrebbe essere il fiore all’occhiello di ogni nazione civile evoluta.