SALOTTO LETTERARIO, ANALISI DI UN STORIA D’AMORE-foto

Maître à penser della politica e del giornalismo francese, André Gorz – pseudonimo di Gerhard Hirsch – è morto in un doppio suicidio nel 2007, insieme con la moglie Dorine affetta da un morbo degenerativo, entrambi ultraottantenni.
Lettera a D. Storia di un amore, scritto nel 2006, è la sua ultima opera ed è anche l’argomento di discussione del “Salotto Letterario”, incontro aperto al pubblico e animato da Sergio D’Onghia, Piera de Giorgi, Vito Osvaldo Angelillo, Dina Montebello, Cataldo Donvito – con la partecipazione occasionale dello scrittore Martino Sgobba – e da Giacomo Leronni, quest’ultimo curatore ed ideatore dell’iniziativa.
I convenuti ravvisano in Lettera a D. un breve romanzo autobiografico e che si presenta come una sorta di risarcimento postumo a causa degli anni che l’Autore ha dedicato alla scrittura, in particolare al periodo di gestazione settennale de “Il Traditore”. Nel libello in questione l’Autore cerca un’autoassoluzione per la pesante prevalenza cognitiva perpetrata a tutto svantaggio delle dinamiche affettive della coppia.
Ma è anche vero che è possibile scordarsi della moglie scrivendo una lettera d’amore: in un certo senso Dorine non è che un altro pretesto per poter scrivere, perché è questo che fa uno scrittore: scrivere – magari solo del peccato originale per il quale la moglie è estranea al discorso intellettuale, tuttalpiù essa è un corpo in cui si incarna un pensiero.
Però da vecchi non si può più barare; da vecchi ciò che si vede sono le rughe e le malattie, il corpo non è più un pensiero astratto, e il recupero sul piano teoretico è possibile soltanto ammettendo che nel rapporto di coppia la moglie c’era tutta, lui solo in parte. Ecco perché, in quest’ottica, infastidisce persino quella dolcezza infinita, quasi un pretestuoso giocare a far capolino da un romanzo ottocentesco, ed è una nota stonata, un’excusatio n
on petita.
L’arginare e mettere in guardia dalla tentazione del lirismo su cui sembrano concordare Piera de Giorgi, Martino Sgobba e Vito Osvaldo non impensierisce Sergio D’Onghia il quale, al contrario, riconosce nell’ultima opera di Gorz l’anello di congiunzione fra eros e thanatos; le pagine di Lettera a D. sono infuse di profondo pathos: ricordare di essere stati felici è un modo per esserlo ancora. La compiutezza della vita, l’essere, quando raggiunta, anela a non essere, ed ecco che la morte paradossalmente sconfigge se stessa. A tal proposito D’Onghia citerà come testimone della propria tesi il sonetto CXLVI di Shakespeare.
Dina Montebello preferisce non schierarsi e diplomaticamente riconosce al libro di Gorz valenza una e trina: affettiva, letteraria, filosofica. Complici alcune riflessioni di Rossana Rossanda, Dina Montebello – dietro il cui argomentare aleggia lo spirito tutelare della Critica della ragione dialettica di Sartre – affronterà il maggio francese culminando in quell’adieu au communisme che ora ripara nei più sicuri porti dell’ecopolitica, nella decrescita di Serge Latouche, ma già ipotizzata con largo anticipo dallo stesso Gorz.
Il momento musicale della serata è affidato a Giacomo Eramo e ad un curioso strumento – all’apparenza un sax sopranino curvo – con cui egli intraprende variazioni sul tema di
piéce già note (In a Sentimental Mood, Oblivion) trasportandole su scale atonali vicine alle espressioni artistiche di Olivier Messiaen e ancor di più a quelle di Pierre Boulez.
Il prossimo appuntamento del Salotto è con Sebastiano Vassalli, La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana (Einaudi, 1990) presso lo Spazio UnoTre di Mario Pugliese, in via Barba 13, nel centro storico di Gioia del Colle.
Scatti fotografici della serata a cura di Liuzzi Cataldo che ringraziamo per la cortese collaborazione.