Archivio Gioianet

La Voce del Paese – Un Network di Idee

Cultura

LA MUSICA PER DARE UN SENSO A “LA NOTIZIA PERDUTA”

gruppo-ugo-rubini

ugo-rubiniGiovedì 24 giugno 2010, Spazio UnoTre – tramite l’organizzazione dell’Associazioni Polifonie, la Libreria Minerva, il Presidio del Libro di Gioia e l’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia – ha ospitato la prosa di Ugo Rubini, germanista e scrittore illustre.

Il libro – intitolato “La notizia perduta” – ha al centro un la-notizia-perdutaincontro magico fra il protagonista, giovane trentenne nato negli anni ’30 del Novecento, ed una donna del suo passato, Caterina, avvenuto in Germania, e che ha il potere di far rivivere al protagonista, alter-ego dello stesso Rubini, i ricordi alla luce del presente.

gruppo-relatoriDi sottofondo la presenza costante della musica che è, d’altronde, il filo-conduttore del romanzo. Il suono del pianoforte e del violino diventa la colonna sonora di tutto un passato interiore, un passato dagli stati d’animo sospesi e inafferrabili.

Il professor Rubini, infatti, ad un certo punto, afferma a gran voce: “La musica mi ha dato la possibilità di dare al mio libro un senso… . Per me è un linguaggio supremo che va al di là delle parole stesse. Se io avessi saputo suonare, forse, non avrei scritto romanzi nella mia vita!”.

duotaranto-chitarraA condire il tutto, infatti, intensi interludi musicali dati dai violini di Francesco Lamanna e Pietro Cicolecchia, e dalla chitarra di Antonio Taranto. È come se il protagonista del romanzo fosse “alla ricerca del tempo perduto”, detta con Proust; è come se fosse alla ricerca di un senso, alla ricerca dei pezzi per costruire o ricostruire il puzzle della vita; è come se, a tratti, si perdesse in quei labirinti.

“Sprofondato nel passato non capivo dove fosse il bianco e il nero […] Si mescolavano le carte dei significati, le più elementari certezze si sgretolavano. La ricerca della Libertà si trasformò in un senso di responsabilità. La stessa cosa accadeva anche agli adulti costretti a limitare la propria libertà. Uccelli neri che cancellavano sul nascere il desiderio di volare […]”, così ad un certo punto dell’incontro ci incanta l’attrice Maria Campanelli leggendo vari passi, tra i più lettura-libro-ugo-rubini2significativi, del libro.

lettura-libroTrattasi di una prosa poetica, perché come afferma Orietta Limitone, “va a fondo, pronta ad emozionarci come se fossimo davanti ad una lirica”. E alla domanda della stessa in riguardo al ruolo che ha avuto il contesto storico sulla scrittura del libro, il professor Rubini risponde: “In realtà il libro nasce con il desiderio di recuperare quello che a trent’anni non si può capire. Se la storia individuale viene poi collegata ad una storia collettiva, la prima acquista maggiore valore. […] Erano gli anni della guerra di Etiopia, della guerra Mondiale …”.

Parla, inoltre, della Riforma Agraria di quegli anni, perché Gravina (sua Terra d’origine – ndr) era unomario_pugliese dei posti in cui l’occupazione fu particolarmente cruenta, e dove l’ingiustizia verso un ceto emarginato la si vedeva.

Squilibri, instabilità, ingiustizie, sono termini ricorrenti nel suo discorso. Si ebbe – come dimostra la lettura di alcune pagine di Maria Campanelli – “l’impressione che la libertà fosse a portata di mano”.

L’incontro si conclude con un emblematico proverbio egiziano, “La notizia perduta cercala tra le donne”, e con un doveroso grazie all’ospitalità sempre attenta di Mario Pugliese.

Si ringrazia Fabio Gugliersi per aver messo a disposizione della nostra redazione i suoi preziosi scatti fotografici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *