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UN VERO SUCCESSO LE “PAROLE DETTE” A SPAZIO UNOTRE-foto

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parole dette spazio unotre1Un silenzio magico nell’ascolto delle “Parole Dette”… Riecheggiano nella mente, nel corso di una lettura, si sedimentano in riflessioni rese liquide e limpide dall’intimo soffermarsi sul loro significato ed infine – nella condivisione dell’ascolto – donano l’essenza di sé, illuminate dall’aura introspettiva e interpretativa del lettore, dalla sua emozione, dal suo sentire.

Tutto questo il 29 settembre nell’universo di Spazio UnoTre di Mario Pugliese, ancora una volta versatile “calice” d’arte e poesia.

La Sera delle Parole Dette” è un evento che non a caso nasce in un luogo non istituzionale, scelto per la sua duttilità ed accoglienza.

La scenografia semplice e suggestiva rassicura anche i più timidi: una luce rossa occhieggia soffusa a destra… in alto, un ombrello verde appeso ad un’invisibile ragnatela ondeggia sinuoso. pagine lette galatolaAl centro una luce bianca, intensa, unicamente diretta sulle pagine da leggere, lascia che le ombre disegnino pudicamente maschere di buio sul volto.

Il silenzio è assoluto, non riescono a scalfirlo neanche gli occasionali vocii provenienti dall’esterno. Brani strumentali jazz diffondono le loro note soffuse nelle pause tra una lettura e l’altra. Non rubano nulla alla magia delle parole, non distraggono né disturbano, perfetti per l’occasione. In alcuni casi entrano “a tempo” con l’eco delle parole e dei pensieri da esse generati, all’unisono con il battito del cuore.

Ogni lettura dà vita ad una riflessione inespressa eppur condivisa, si frammenta in tessere, schegge letterarie ricomposte in un imprevedibile mosaico emozionale che avvince e lega fino alla mezzanotte ed oltre i presenti, consentendo a tutti di porgere gli auguri a Maria Laterza, scivolata tra una parola e l’altra in un nuovo anno. E’ anche lei tra i lettori non “annunciati”.

parole dette giorgioAlle letture previste – suggerite dal pubblico – si alternano divertenti “fuori programma”. Giorgio Gasparre, alla “Maurizio Crozza” legge dal suo ipod la cronaca di un consiglio comunale a tratti più surreale di ogni più assurda realtà. Sindaco e consiglieri vengono evocati attraverso le iniziali, Giorgio incalza, si indigna ed infine si arrende alla mestizia di tanta pochezza, dimenticando di citare il bravo Livio Addabbo, autore dell’articolo richiamato dalle parole dette.

Intenerisce la lettura di Annalisa Resta, coraggiosamente offertasi nel ruolo di annalisa restalettrice di pagine non scelte, ma dono della casualità.

Il momento in cui il diapason emozionale raggiunge il suo acme coincide con la lettura di quattro poesie di Filippo Paradiso, tratte dal suo libro “Orme di uccelli nella neve”, suggerite da Esther Celiberti.

I versi letti da Osvaldo con teatrale trasporto, aleggiano gravidi di suggestioni. “Nel buio” tutti si stringono accanto al poeta e vedono attraverso i suoi occhi “la rocca diroccata” nella quale trova rifugio e conforto. In essa “quando la bocca pronuncia parole asincrone e distanti” riecheggiano le voci del passato, mentre il presente e i suoi fantasmi, foschia di un impossibile futuro, si dileguano al cospetto dell’eternità, salvifica, taumaturgica poesia del non tempo.

parole dette osvaldoVito Osvaldo Angelillo, regista e “coautore” di questo incontro, in una nota a margine esprime il suo stupore.

“Il fatto che dei lettori come tanti, cittadini comuni, finalmente abbiano potuto proporre attivamente un frammento di letteratura che appartiene alla propria esistenza, anziché subire passivamente lunghi e barbosi interventi dei conferenzieri di professione, è stato l’elemento catalizzatore: a ciascuno è stata data voce e libertà assoluta di scelta, non più prigionieri della solita formula del dicitore ex cathedra. Raramente mi è capitato di notare un pubblico così disciplinato ed attento a non disturbare né gli altri né i lettori. Questo credo, perché tutti i presenti si rispecchiavano gli uni negli altri, considerando il prossimo non come un elemento estraneo, ma al contrario un proprio simile, un riflesso di se stessi degno di rispetto e considerazione.”

parole dette limitoneLa scelta delle letture proposte dagli stessi lettori esprime una non casuale sintonia: “Il Profeta”, di Kalil Gibran scelto da Mariella Panessa, “Delitti Esemplari”, di Max Aub affidato alla seducente voce di Titti BlackSwan Antonicelli, “Il sale della vita”, di Francoise Heriter, letto da Maria Antonietta Castellaneta, “Uomini e no”, di Elio Vittorini, vivida ed emozionante la lettura di Margherita Santoiemma, “Primo rapporto sulla Terra”, di Alberto Moravia con Osvaldo più che lettore, attore. Ed ancora Versi, di Stefano Benni scelti da Antonio Troccoli, “Uto”, di Andrea De Carlo, impegnativa lettura di Angela Losito e 71 buoni motivi per “Ricominciare da Sud” letti da Orietta Limitone, di ritorno dalla presentazione dell’ultima fatica letteraria di Lino Patruno.

Non sono mancate le novità letterarie, è il caso di “Tante scuse”, di Alberto Dati, sedicenne autore scoperto da Sofia Antonicelli che nello scanzonato remigare nella vita altrui e altrui scrittura, ha vinto ritrosia ed endemica timidezza. All’insegna del “rap” la lettura ritmata di Canzone, di Ustmamò pagine lette liuzziscelta da Silvana Bellomira, romantica Irene Galatola in “Lettera a Lèontine”, di R. Mastrolonardo ed assolutamente perfetto Cataldo Liuzzi nell’ode a Taranto di Nicola Nasole.
Ultima lettura “Canti del Caos”, di Antonio Moresco, affidata a Roberto Fatiguso.

Apre e chiude l’incontro l’assessore alla Cultura Piera De Giorgi, frequentatrice del cenacolo letterario da sempre. La sua emozione è autentica.

“Abbiamo sentito parlare di amore, lotta, attesa, paura, valori fondamentali parole dette interventinella nostra vita. Abbiamo vissuto il piacere di scoprire attraverso “le parole dette” nuovi amici, di ritrovarne altri. Questi sono i momenti in cui mettere una virgola nella propria vita, su cui soffermarsi, scandire pensieri… Non solo stando lontani da casa, in un paese straniero, a diverse latitudini è possibile star bene anche con chi non si conosce e gioire nel ritrovare chi è della propria terra, costruire insieme valori…”

Quindi saluta i presenti con le parole di Calvino, tratte da “Città invisibili”: “Ci sono due modi per non soffrire dell’inferno, il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il parole dette foto guliersisecondo – ben più rischioso – è cercare e saper riconoscere ciò che in mezzo all’inferno non è inferno e farlo durare e dargli spazio”, come Spazio UnoTre!

E a voler concludere con una citazione dello stesso autore, “[…] tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure […]”, e per una sera in cantiere non più edilizia possibile ed impossibile, ma solo “desideri”!

Un grazie di cuore a Fabio Guliersi, poeta della fotografia ed artista di luci e colori, che con “zummate” discrete e scatti d’autore correda di splendide immagini “Le parole dette” e non solo!

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