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SAFFIOTI E LE MAFIE: IL PUNTO DI VISTA DEGLI STUDENTI

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saffioti auditorium liceoSabato 1 dicembre 2012 la comunità scolastica dei Licei Classico e Scientifico di Gioia del Colle ha incontrato l’imprenditore calabrese Gaetano Saffioti, in un momento di interessamento collettivo verso il problema “mafia”. Sono ormai undici anni che Saffioti e la sua famiglia vivono costantemente sotto scorta. La scelta effettuata nel 2001 di denunciare alcuni crimini subiti da parte della ‘Ndrangheta lo ha portato a una vita di isolamento ed emarginazione sociale. A volte il prezzo da pagare per la libertà è davvero altissimo, in un contesto in cui, come in Calabria, la mafia è parte integrante dell’ambiente socio-culturale, denunciare e porsi in netto contrasto con essa, significa un vero e proprio esilio. Tanto vale, allora, migrare. Questo è ciò che hanno fatto molti testimoni e collaboratori di giustizia. Una scelta personale non discutibile.

Ma che messaggio si dà agli abitanti dei luoghi interessati, così facendo? saffioti e licealiBisogna per forza abbandonare il proprio paese? È cosa difficile, ma Gaetano Saffioti è l’esempio che si può continuare a vivere là dove si è denunciato. Egli ha deciso di restare a casa proprio per far trapelare questo messaggio che dovrebbe essere incoraggiante per coloro che vogliano percorrere la strada della giustizia.

Tante volte prima del 2001 Saffioti aveva pensato di denunciare, ma in molti casi non avrebbe incontrato neppure l’appoggio della forza pubblica, anch’essa corrotta. Spesso siamo portati a credere che la lotta alla mafia debba essere condotta dall’alto delle istituzioni, che debba essere lo Stato a estirpare la criminalità organizzata. Ma lo Stato cos’è? Lo Stato siamo noi.

Non cambierà mai nulla se prima non si mobiliterà la gente comune. Se i saffioti e liceali2più si comportassero come Saffioti, gli atti di denuncia non rappresenterebbero singole eccezioni, ma costituirebbero la normalità. Un mondo con una tale “normalità” sarebbe davvero un mondo migliore, e i testimoni di giustizia non avrebbero bisogno di una scorta, bensì sarebbero i criminali a dover avere paura. È proprio la mentalità collettiva che è sbagliata.

Molti comportamenti ormai comuni hanno tendenze mafiose, a partire dal trionfo dei favoritismi sulla meritocrazia. L’autoassoluzione di coloro che si lasciano soggiogare dai pizzi è un acconsentire ai giochi della mafia. L’esperienza dell’imprenditore calabrese è stata durissima. Saffioti è stato lasciato solo da tutti. L’hanno abbandonato gli amici, molti parenti. Nessuno osava accostarsi più a lui. Il suo atto di giustizia era considerato “tradimento”.

saffioti01gTradire la ‘Ndrangheta significava tradire tutti, perché la ‘ndrangheta sono tutti. Per anni la sua impresa ha visto crollare drasticamente il proprio fatturato, non è stata vinta neanche una gara d’appalto, quando prima era abituata ad aggiudicarsene molte. Questa scelta è costata davvero cara a Saffioti, ma egli ora si sente un uomo libero.

Qualcosa adesso sta cambiando. Gli operai oggi fanno quasi la fila per essere assunti dall’imprenditore. E questo soltanto perché Saffioti non viola i loro diritti, come dovrebbe essere d’altronde naturale, perché li paga regolarmente, perché non elimina la tredicesima. Semplici garanzie che fanno la differenza.

Se oggi Saffioti è rinato come imprenditore ed è invitato a portare la sua testimonianza in conferenze anche televisive, dopo essere restato per anni nel buio, forse qualcosa in questo mondo sta cambiando. Forse possiamo cominciare a sperare.

 

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