CRISI BRIDGESTONE: “L’AZIENDA VA PORTATA IN AUTOGESTIONE”

Riceviamo e pubblichiamo.
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Movimento per la Società di Giustizia e per la Speranza – Lecce
Al Presidente Nichi VendolaDi fronte al pericolo di chiusura della fabbrica barese con 950 lavoratori e 500 nell’indotto, la soluzione migliore, sia dal punto di vista sociale, sia come fatto esemplare per molte imprese, medie e piccole che si trovano in una analoga situazione, sarebbe la socializzazione.
Ciò vuol dire che la fabbrica, anziché essere annientata, viene assunta in autogestione dalla sua comunità di lavoro; con l’aiuto del Comune, della Regione, delle banche. Autogestione e autopossesso. Potrebbe anche intervenire lo Stato con una quota del tipo IRI: infatti in questa fase di crisi, la ripresa provvisoria dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale sarebbe opportuna, e fors’anche necessaria; per altre imprese.
Abbiamo l’esempio della crisi
dell’Argentina nel 2001.
In quella crisi un certo numero d’imprese che stavano per chiudere furono assunte in autogestione, e si giunse così a salvare un totale di 15.000 posti di lavoro.
Non solo, ma questo fatto divenne esemplare e fu assunto da altre nazioni sudamericane: il Brasile, l’Uruguay, il Venezuela.
Con l’autogestione la fabbrica diventa proprietà in solido della comunità che vi lavora.
Essa la gestisce apportandovi la competenza di ciascuno; essa ne ricava i profitti, una volta accantonata la parte necessaria al mantenimento e alla crescita della fabbrica stessa.
L’autopossesso e l’autogestione costituiscono il modello di superamento del capitalismo, per una società più giusta e di maggiore benessere.
Stupisce che il sindacato italiano, in tutti questi anni di crisi, di fronte al crollo di molte imprese, non abbia imboccato e sostenuto questa via dell’autogestione. Avrebbe potuto salvare molte fabbriche, avrebbe potuto imboccare la via di una società di maggiore giustizia e benessere.
Per il Movimento il Responsabile
Prof. Arrigo Colombo