PROBLEMA SIERO E CASEIFICI. CHI NON VUOLE RISOLVERLO?
Il problema “siero” torna di attualità, a cinque anni di distanza dal 7 maggio 2008, data in cui la S.i.e.r.a. srl di Noci si aggiudicò l’appalto per la costruzione dell’impianto di smaltimento del siero al costo di € 7.260.774.
La “Concessione per progettazione esecutiva – costruzione – gestione di un centro pilota per la trasformazione e depurazione del siero dell’industria casearia in Gioia del Colle” è ad oggi uno dei più ambiziosi e costosi progetti finanziati dalla Regione Puglia e dalla Comunità Montana di cui era vicepresidente l’ex sindaco Franco Ventaglini.
L’impianto – di fatto completato e pronto al collaudo – se reso operativo porrebbe fine a tutti i problemi legati allo smaltimento del siero e alla querelle tra caseifici e Acquedotto pugliese.
Mario Loizzo in una nota stampa del 26 aprile 2013 affermava che si erano “delineati i percorsi necessari per arrivare alla soluzione del problema” nello specifico “procedendo alla definizione delle rispettive competenze” legate al titolo di proprietà dell’impianto”.
Infatti, “a seguito dello scioglimento della Comunità montana” in aprile non si era ancora deciso se sarebbe toccato al Comune o alla Regione – enti che si contendono la proprietà dell’impianto – la nomina della Commissione che a sua volta avrebbe dovuto nominare i collaudatori, al fine di certificare l’impianto per poi ottenere dall’Aqp l’autorizzazione a sversare i reflui nel depuratore.
Ad oggi ancora nulla è dato sapere in proposito, mentre la situazione tra caseifici e Aqp diviene sempre più tesa.
In attesa della ennesima conferenza dei servizi che riunirà tutti gli “attori” (Acquedotto, associazioni casearie, sindacati, Arpa…) nella quale il Comune avrà il compito di mediare e tentare di risolvere l’annoso problema dello smaltimento – conferenza di cui si parla da oltre un mese -, incombe lo spettro della revoca d
ell’autorizzazione allo scarico e di tutte le garanzie che attestano la qualità del prodotto.
Il settore lattiero caseario, forte di un indotto che impiega circa quattromila addetti, alza la voce e contesta il provvedimento.
“In un momento reso ancor più critico dalla crisi dei mercati, invece di sostenere imprenditori e produttori e realizzare finalmente la D.o.p., li si mette in ginocchio – protesta uno dei rappresentanti dei dodici caseifici riunitisi nell’associazione lattiero casearia di Gioia guidata da Francesca Barbetta e tutelata dall’avvocato Delia Vernia – il costo dello smaltimento è alto, se il siero non è di buona qualità è impensabile venderlo, né tutti i caseifici hanno lo spazio per ospitare il depuratore imposto per legge… questo solo a Gioia può succedere, altrove i controlli li fanno?”
Peppino Vasco “memoria storica” della città, in una lucida analisi ripercorre le vicende che portano alla situazione attuale e le tante opportunità perse.
“La mozzarella, nella trilogia che la vede con il vino primitivo e la banda rendere Gioia famosa in tutto il mondo, ha un posto d’onore ma non la si è mai davvero tutelata, e gli errori sono stati fatti dagli stessi casari, che in passato e non solo, hanno preferito acquistare latte tedesco, definendolo più pulito ed economico, invece di tentare un accordo con gli allevatori locali, consentendo così che la concorrenza di Noci e Putignano rubasse una buona fetta di mercato”.
“I due settori hanno sempre vissuto in conflittualità – afferma Oronzo Munno per 20 anni presidente dell’associazione produttori di latte della Regione Puglia – e questo ha indebolito l’economia. Negli anni ’90 il latte veniva pagato 200 lire al litro, oggi 38, 39 centesimi… Per rientrare nei costi i pochi allevatori rimasti sul mercato devono far produrre dai 30 ai 60 litri di latte al giorno ad ogni mucca. Per produrre più latte occorre più mangime, che oggi costa 44 centesimi al chilo, e l’allevatore, si indebita… ecco perché il settore zootecnico è in crisi. Un tempo con il reddito prodotto da una vacca
si “sposava una figlia”, oggi si chiude!”
“Negli anni ’60 – ricorda Peppino Vasco – un giovane operaio dei Capurso perse la vita, soffocato da una mozzarella mangiata di nascosto… Fu la scintilla che accese le proteste… le condizioni e gli orari di lavoro erano inaccettabili. Insieme al partito organizzammo uno sciopero che riunì tutti gli operai e per 15 giorni non si lavorò. Molti di loro si misero in proprio e portarono in altre province e regioni anche del Nord, la lavorazione della mozzarella. La Granarolo con Urciuoli offrì una preziosa opportunità. Propose una svolta industriale che avrebbe fatto decollare l’economia con un progetto che vedeva proprio il siero di Puglia, Calabria e Lucania al centro dell’attenzione: un enorme impianto di raccolta su via di Bari per produrre cioccolata e prodotti di cosmesi. Si parlava di 150 nuovi posti di lavoro, ma anche questa opportunità fu persa, perché non si è capaci di fare squadra e stare insie
me. Oggi si rischia la chiusura dei caseifici…. Per scongiurare che questo avvenga tutti, Comune, Provincia, Regione, imprenditori caseari e allevatori devono mettersi insieme, progettare e restare uniti”.
Eppure, quel che oggi rappresenta un problema, potrebbe rivelarsi preziosa risorsa: in Canada le fattorie del gruppo Laiterie Charlevoix utilizzano già da tempo un composto di siero e acqua riciclata dagli impianti per produrre biogas, sfruttato per alimentare le camere per la pastorizzazione del latte, altrettanto a New York sta progettando la Kraft.
Gioia riuscirà a “coagulare” una soluzione ecologicamente ed economicamente sostenibile, rinunciando all’infausta vocazione all’individualità per investire in un consorzio?
