GIOIA. SANGUINANTE SI RECA AL PRONTO SOCCORSO. È CHIUSO!
Il 3 agosto, intorno alle 21, Katia L. di 53 anni e la sua mamma sono pronte per venire in città per gustare un bel gelato e godersi le frescura della sera, passeggiando tra le vie di Gioia. Una piacevole interruzione della routine, per regalarsi un momento di svago.
Katia soffre di epilessia, gli attacchi sopraggiungono improvvisi e poco prima di uscire di casa le convulsioni portano Katia a cadere rovinosamente per terra, urtando violentemente il capo. La sua mamma nel vedere la pozza di sangue che si allarga, si lascia prendere dal panico, in quel momento sono sole in casa, nessuno può prestare soccorso…
Abitano in piena Murgia, in un tratto mal servito dalle linee della Telecom, per cui i tentativi di chiamare il 118 si rivelano inutili.
La donna si fa coraggio, presta i primi soccorsi, con un tampone cerca di bloccare l’emorragia, un taglio lungo e profondo, attraversa la fronte tumefatta e gonfia, il sangue scorre copioso. Aiuta
Katia a rialzarsi, la fa salire in auto e tenta di calmarla: è tremante, dolente e spaventata, piange a dirotto e chiede aiuto.
E’ in questo stato che la donna, settantenne, si precipita al Pronto Soccorso con la sua auto. Giunta al presidio presso l’Ospedale Paradiso, la spiacevole sorpresa: è chiuso! Sono all’incirca le 22, la donna per un quarto d’ora bussa alle porte e suona il campanello della Guardia Medica, finalmente le aprono ma solo per comunicarle di non poter prestare le cure necessarie: occorre recarsi al Pronto Soccorso del Miulli.
Katia in auto piange disperata, la donna non se la sente di guidare in piena notte fino a Colloni, chiama sua figlia Lucia che vive in un’altra regione, che a sua volta si mette in contatto con il dottore di famiglia. Passano minuti che sembrano ore… finalmente, intorno alla
mezzanotte, Katia raggiunge il Pronto Soccorso dell’Ospedale e viene assistita dagli operatori sanitari del Miulli.
La sua mamma aspetta fuori, la sente piangere, chiede di poterle stare accanto ma non le è permesso, nonostante Katia all’età di 53 anni sia imprigionata – per patologia – in un corpo adulto pur avendo necessità di assistenza continua ed accompagnamento, al pari di una bambina. Dopo aver suturato la ferita e prestato le cure del caso, nonostante le insistenze della sua mamma affinché la tengano sotto osservazione almeno per una notte, per scongiurare il rischio di complicazioni, Katia viene dimessa con una prognosi di 8 giorni.
Sono le tre di notte quando finalmente le due donne tornano a casa.
“Katia è crollata ed ha dormito per oltre dodici ore, ho temuto che avesse perso conoscenza, la caduta rovinosa e la forte contusione potevano causare una commozione cerebrale. Il nostro dottore ha detto che è stato un miracolo che il setto nasale non si sia rotto rientrando nel fronte occipitale e causando danni peggiori. Quando
mia figlia ha riaperto gli occhi gonfi e tumefatti, iniettati di sangue, lo confesso… ho pianto di gioia! Temevo non si sarebbe più svegliata! Ma è mai possibile che di fronte a un’emergenza non ci sia in città un presidio per prestare i primi soccorsi? E’ un’ingiustizia! Il diritto alla salute non è per nulla rispettato! I governanti, lo stesso Ministro della Sanità si rendono conto dei danni che la loro politica sta causando ai cittadini? Siamo a livelli di terzo mondo per assistenza! E chi è solo, anziano e non ha nessuno, come potrà farsi curare?”
