ALLUVIONE. FAMIGLIA GIOIESE SALVA PER MIRACOLO-video/foto
L’hanno scampata davvero bella i componenti di una famiglia gioiese in vacanza a Peschici, splendida località marina in provincia di Foggia. Doveva essere un fine settimana da favola, da trascorrere in allegria e serenità. Mai e poi mai avrebbero immaginato che da lì a poco la loro vacanza si sarebbe trasformata in un vero incubo.
La Famiglia Nettis, composta da Vito (44enne), da sua moglie Claudia Lamanna (45enne), figlia del mai dimenticato Direttore delle Poste, Pasquale Lamanna, e da Mattia, figlio di appena un anno, giovedì mattina, 4 settembre, è approdata nella località scelta con cura per trascorrere un breve periodo di villeggiatura. Solo alcuni giorni prenotati presso l’Hotel “Incontro”, una struttura ricettiva ben attrezzata, con zona camping, parco giochi, spiaggia privata, ristorante e animatori, posizionata ai
piedi della Foresta Umbra e il mare Adriatico.
Uno scenario da cartolina rovinato da una fastidiosa pioggerellina a cui nessuno dei coniugi, né tantomeno i villeggianti, oltre una quarantina di persone, avevano dato peso. Una pioggia che con il passare delle ore diventava sempre più forte ed insistente. Il giorno dopo, venerdì 5, la prima avvisaglia che qualcosa non stava andando per il verso giusto la si è avuta quando uno dei due canali artificiali, insistenti nei pressi del complesso turistico, realizzato per far defluire le acque meteoritiche che originariamente attraversavano il canalone, a causa di un albero portato dalla corrente, che aveva ostruito il suo corso, ha tracimato allagando parte della zona.
Un episodio che aveva allertato e allarmato Vito.
“La notte seguente – racconta il nostro concittadino -, non ho chiuso occhio, ero sulle spine per il peggiorare del tempo. Quella notte sulla zona si è scatenato un violento temporale, e questo certamente ha peggiorato il mio stato d’animo. E forse è stato un bene perché di lì a poco, erano da poco passate le 6, affacciandomi alla finestra, ho notato ch
e anche l’altro canale, pian piano, stava superando il livello di guardia, fino a quando ha iniziato a superare il bordo e a invadere la parte sottostante, quella del parcheggio. Prevedendo il peggio, ho deciso di scendere per spostare la macchina e dare l’allarme. Cosa che hanno fatto tutti gli ospiti dell’albergo. In meno di mezz’ora è successo il finimondo. L’acqua che scendeva dalle pendici della Foresta Umbra era tanta, troppa per i due canali, insufficienti per quella portata, anche perché intasati da detriti di ogni genere. E la presenza di due ponti che facevano da tappo, fermando i rami e i tronchi degli alberi, ha peggiorato la situazione al punto che l’acqua ha iniziato a fuoriuscire dagli argini e ad invadere di tutto e di più. E’ stato in quel preciso momento – confessa Vito -, che ho pensato al peggio, che tutti noi si rischiasse di fare la fine dei topi. Abbiamo visto un’auto, quella dell’anziano signore per ore dato per disperso, finire nel canale travolta dalla corrente mentre attraversava uno dei due ponti e trasportata suo malgrado verso la spiaggia. Pochi istanti dopo è stata la volta del camper di una famiglia danese che ha iniziato ad essere sballottato e condotto con violenza nella stessa direzione. Il proprietario l’ho visto uscire dallo sportello insieme alla moglie, ma dopo qualche secondo sono spariti. Ho pensato al peggio. Nel frattempo anche noi, nell’Hotel siamo stati costretti a salire al primo piano, il livello dell’acqua è salito velocemente di uno, due, tre metri. Inutile nasconderlo, tutti abbiamo avuto paura. La violenza dell’acqua spazzava via tutto quello che incontrava. I gonfiabili, il camping, il villaggio degli animatori, ombrelloni, sedie a sdraio. In tutto questo trambusto, abbiamo notato il nonnino travolto dal camper mentre stava uscendo dalla sua auto nell’estremo tentativo di mettersi in salvo. E’ stato atroce vedere quella scena, veramente da incubo. Nel frattempo il danese è sbucato fuori dal nulla, ferito e sanguinante, ma non si lamentava, sembrava di ghiaccio, impassibile. Evidentemente cercava sua moglie… Alcuni degli ospiti, da una finestra dell’albergo, l’avevano vista aggrappata ad un albero di ciliegio per poi scomparire. Fortunatamente era anco
ra lì. Provvidenziale per la signora l’intervento del pizzaiolo e di un cameriere, entrambi kosovari, che sprezzanti del pericolo si sono adoperati per salvarla. Per ore siamo stati in balia degli eventi, i soccorsi sono arrivati troppo tardi. Sono stati più veloci ed efficienti gli impiegati del Consolato Danese che dopo dieci minuti si sono messi in contatto con i loro connazionali, i coniugi salvati dai Kosovari. Noi italiani – conclude Vito -, abbiamo dovuto aspettare ore e ore, fino alle 15 per sapere come fare per lasciare la zona e tornare a casa. Cosa che abbiamo fatto nel primo pomeriggio di sabato, intorno alle 15, dirigendoci verso Manfredonia per pranzare. In serata abbiamo imboccato l’autostrada per tornare finalmente a casa. Ma tutto sommato, e nonostante tutto, possiamo dire di essere stati fortunati rispetto al 70enne ritrovato poi morto in mare. Se non ci fosse stato il preludio del venerdì pomeriggio, che ci ha allertato, forse neanche noi staremmo qui a raccontare quanto accaduto, anche perché quel primo acquazzone era servito a liberare preventivamente i canali non solo dai detriti di mesi e mesi di mancata manutenzione, ma anche la spiaggia dalla sabbia che incautamente qualcuno aveva posizionato davanti allo sbocco degli stessi canali. Non oso immaginare cosa sarebbe potuto accadere se la bomba d’acqua fosse venuta giù in un sol colpo e di notte, altro che alluvione, sarebbe stata una strage”.
