SCIENTIFICO “MUSIC FOR SHOAH”. PER NON DIMENTICARE-foto
“Il 27 Gennaio 2000 è stata ufficialmente istituita la ”Giornata della Memoria”. Per l’occasione il Liceo Scientifico “Ricciotto Canudo’‘, grazie alla proficua collaborazione dei docenti (del dipartimento di Storia e Filosofia, di Arte e di Lettere) e del protagonismo degli alunni, ha deciso di vivere questa giornata attraverso il linguaggio musicale e quello visivo.
Il tema della giornata ha preso le mosse dall’approfondimento della vita dei deportati nel campo di Terezin, tra i quali vi erano musicisti cui era consentito suonare, nonostante fossero destinati alle camere a gas o alla fucilazione, nonostante tutto ciò fosse consentito per scopi puramente propagandistici e per celare le innumerevoli nefandezze che avvenivano nei suddetti campi.
La Giornata della Memoria ha avuto inizio in auditorium, dove tutte le classi del liceo si sono riunite, sulle note della celebre colonna sonora “Schindler’s list” eseguito al violino in un silenzio atto
nito, dall’alunno Dario Spinosa.
Il dirigente professor Rocco Fazio ha sostenuto il progetto, dalla sua ideazione al giorno della manifestazione, sottolineando l’approccio utilizzato per affrontare un tema sempre difficile e attuale. In effetti la comunità scolastica non ha voluto ricordare solo la strage della Shoah, bensì ha voluto commemorare tutte le vittime dei genocidi avvenuti nel corso della storia fino ai giorni nostri, per affermare la cultura dell’ACCOGLIENZA, del DIALOGO, dell’INTEGRAZIONE e dell’UMANITÀ SOLIDALE.
Alcune studentesse dell’Istituto (Federica Bovio, Isabella Duraccio, Marilena Falcone) interpreti di un messaggio condiviso, hanno dichiarato il loro no assoluto agli articoli del Manifesto degli scienziati razzisti, redatto il 14 luglio 1938, proclamando ad alta voce e con profonda
convinzione il solo principio che dovrebbe perpetuarsi nell’animo umano: la SPERANZA di un mondo migliore.
A questo intervento ha fatto da cornice un esile fiore di campo che germoglia da un gambo di filo spinato, a testimonianza di come la speranza in una vita nuova possa generarsi da un terreno che ha mortificato il senso più alto della dignità umana.
Gli studenti dell’istituto nel corso della mattinata hanno avvicendato l’esecuzione di brani musicali dal vivo, agli originali e inediti video e cortometraggi, a testimonianza di come la conoscenza della storia della Shoah può essere appresa attraverso le vicissitudini di bambini, musicisti e soldati che vivevano al ritmo di una desolante mu
sica asservita ad una volontà annichilente. Malgrado questi biechi progetti, i disegni dei bambini deportati a Terezin esprimono il loro desiderio di libertà, la salvaguardia di quell’innocenza che racchiude nel volo di una farfalla i loro sogni di bambini divenuti troppo presto adulti.
Il tema fondante dell’intera iniziativa ”Musica for Shoah”, contrasta con il significato di una musica che durante il periodo nazista ha perseguito prima fini di propaganda e poi di persecuzione.
La musica è libertà, è espressione di sé, comunica valori, fissa per sempre le emozioni e ne perpetua i ricordi.
Gli studenti Cazzetta Daniela, Carla Santoiemma, Elena Verrico, Roberto La Barbera, Marica Girardi, Dodo Lillo, Gaetano Zeverino, Giovanni Panzarea, Milano Marco, Simone Ungaro, Anastasio Romano, Federico Mallardi hanno sperimentato la libertà di suonare al pianoforte, alla chitarra, al violino, al clarinetto, ai bonghetti e al flauto traverso, brani musicali tristemente famosi per la vicenda storica che essi evocano come River flows in you , “Cera una volta l’America” e lo hanno fatto nella consapevolezza che a loro come alle nuove generazioni, non dovrà mai più accadere che il suono della musica venga utilizzato per legittimare progetti antisemiti e ideologie antidemocratiche.
Il maggior esperto di
musica concentrazionaria in Italia, Francesco Lotoro, ci ricorda che il 17 ottobre 1944 rappresenta “una data tristemente epocale per la cultura, la civiltà e l’arte mitteleuropea; in poche ore scomparve un’intera generazione di musicisti, compositori, celebri virtuosi della tastiera, determinando così uno spaventoso buco generazionale del quale solo oggi l’intellettualità ha preso coscienza”.
A supporto di una conoscenza storica costruita sulle testimonianze, si colloca l’intervista a Raffaele Pellegrino, musicologo barese, che i ragazzi hanno incontrato a scuola e che ha tradotto in italiano il libro ”La musica e Terezin 1941-1945” di Joza Karas. Dalle sue parole si apprende la storia e la lotta quotidiana per l’arte intrapresa nei tempi più bui del nostro recente passato, da uomini che tentarono di salvaguardare la propria umanità. Gli ospiti del campo modello videro nell’arte il modo per ritrova
re “il senso di responsabilità che ognuno nutre verso se stesso e verso gli altri, ma anche un’idea di comunità, di uno spazio pubblico, di un infra che lega gli esseri umani tra loro”.
Un momento particolarmente suggestivo è stato determinato dall’interpretazione della canzone ”Auschwitz” di Francesco Guccini, interpretata da Barbara Patroni e Roberto Giorgio, dal testo semplice ma efficace, in grado di raccontare in poche parole la triste storia di un bambino morto e bruciato nel campo di sterminio.
Le ragazze che hanno tenuto le fila della conduzione della giornata Stefania Sgobba e Francesca Tafuri, sono state liete di stemperare il clima raccolto dell’auditorium, introducendo la canzone intitolata “Life is beautiful” firmata da Noa, eseguita con un legger
o disincanto da Marica Girardi sulle note della chitarra classica di Roberto La Barbera e il brano musicale “Hava Nagila Original” che ha comunicato il messaggio desunto dalla lingua ebraica “Rallegriamoci”.
A completamento di una giornata preparata con cura, gli studenti hanno potuto visitare una mostra allestita in un atrio della scuola.
Il percorso attraverso le immagini è stato accompagnato da un inedito intermezzo musicale composto dagli studenti Alessandro Dionisio e Alessandro La Gala eseguito con le chitarre elettriche.
Alcune radio dell’epoca hanno segnato il cammino ai visitatori diffondendo le parole delle vittime di Terezin c
he hanno lottato per i diritti umani. La cornice artistica della mostra è stata curata dai docenti Pierluca Cetera e Concetta Forte che hanno scelto come filo conduttore uno spartito musicale a forma di Stella di Davide bruciato al centro, a simboleggiare come nel fumo si librassero nel vento le identità di gente e artisti che della musica avevano fatto la sola ragione di vita.
Non può non colpire all’interno della mostra il palo dell’impiccagione la cui vittima è una chitarra, a testimonianza che vittima dell’inciviltà sono anche le arti e i loro interpreti.
Spesso è difficile accettare il fatto di dover far fronte a un’esperienza così estrema, una discesa negli abissi dell’umanità, inconcepibile per chi ritiene la storia sia un progressivo cammino di evoluzione e civiltà.
Ma purtroppo esiste il lato disumano del progresso che può essere utilizzato per l’umiliazione e l’annientamento dell’individuo.
E’ bene sottolineare che il Giorno della Memoria non
vuole sottovalutare gli altri genocidi di cui l’umanità è stata capace, ma vuole essere una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è capace di essere aguzzino del suo simile. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza che quel che è accaduto, non deve mai più ripetersi.
Ricordare per non dimenticare tutti coloro i quali sono stati privati non solo della loro vita, ma anche della loro identità, che diventa progressiva perdita del proprio corpo sino a che le persone non sono state ridotte a fantasmi di ossa barcollanti fino a considerare la storia dei profughi che sbarcano sulle coste italiane.
La memoria è l’anima dell’uomo, e chi perde la memoria perde se stesso.
Gli studenti del Liceo Scientifico “Ricciotto Canudo” vogliono rivolgere un augurio destinato all’uomo di ogni tempo, affinchè sappia difendere sempre e ovunque la propria vitalità:
“Pensa da uomo d’azione e agisci da uomo di pensiero.” (Henri Louis Bergson).
Marilena Falcone (IV B)
Maria Paradiso (IVD)
