ATENEO DI BARI. SIRINGHE E SANGUE IN BAGNO
A.B. – 22enne gioiese iscritta a Scienze della Formazione – è una delle studentesse nei giorni scorsi presente al rinvenimento di siringhe nel bagno al terzo piano dell’Ateneo barese, quando Alessandro Piro ha fotografato e inviato a Serena De Filippo e Gianmarco Ferrante le foto finite insieme alla denuncia sui giornali.
I due rappresentanti hanno chiesto al rettore prof. Antonio Uricchio e al dirigente dottor Gaetano Prudente, maggiori controlli e l’utilizzo delle telecamere, proposta non condivisa da molti degli studenti dell’Università Aldo Moro di Bari.
“Non si può militarizzare l’Ateneo, l’università è un luogo pubblico e aperto a chiunque e così deve essere. Pertanto quella trovata non era semplicemente una siringa nel bagno dell’Ateneo, ma una siringa in un bagno di Bari. Il problema è sociale e dell’intera città”. 
A.B. ci confida che non è – purtroppo – una novità quanto denunciato.
“Sono da tre anni in questa università, e nei bagni ho trovato di tutto e di più… spesso mi sono chiesta come vivessero questo degrado coloro che devono poi ripulire, ponendo a rischio la loro stessa salute. E’ evidente che chi ha lasciato a terra le due siringhe non era in grado di gettarle in un cestino, né oso immaginare qualcuno che utilizzi il bagno in quelle condizioni. Il problema è a monte, come giustamente affermato da alcuni miei amici. Non è che mettere le telecamere nei corridoi e in bagno risolva qualcosa, è un deterrente che non funziona. Dovremmo invece tutti guardarci intorno e cogliere quei segnali di aiuto da parte di chi è vittima della droga e non riesce ad uscirne. Il vero degrado è l’indifferenza con cui accettiamo che chi ci è accanto distrugga la propria vita e inconsapevolmente metta a rischio la nostra salute!”
