ANCORA LO SPETTRO DISCARICA (E DISMO?) SU GIOIA DEL COLLE!
“vi scrivo per mettervi al corrente di una preoccupante notizia, pervenutami nei giorni scorsi, riguardante le politiche gestionali dei rifiuti dell’ATO BA, di cui il Comune di Gioia del Colle è parte.
Dopo aver combattuto molte battaglie sul territorio e aver scongiurato discariche, inceneritori mascherati di tecnologia e dannosi piani di gestione rifiuti, sono seriamente preoccupato per una cittadina che, pur osservando fisicamente da lontano, è sempre rimasta nel mio cuore.
Sono stato messo a conoscenza della situazione in cui versano i lavoratori dell’Ansaldo-Termosud e del verbale dell’ultima Assemblea dei Sindaci dell’ATO della Provincia di Bari, tenutasi il 4 dicembre 2014 (alla quale nessun rappresentante dell’amministrazione gioiese ha partecipato, probabilmente presagendo l’inutilità di un’eventuale domiciliazione dei procedimenti).
Questo verbale riporta notizie che definirei allarmanti proprio per la cittadina di Gioia.
Il passaggio che vorrei portare alla vostra attenzione è presente nell’ultima pa
gina del documento. Nella voce “Varie ed eventuali” è scritto:
“Indagine esplorativa per l’individuazione di un sito idoneo per la realizzazione di una nuova discarica a servizio dell’ATO BA. Il Direttore riferisce che la Provincia di Bari – Servizio Ambiente sta effettuando una ricognizione delle procedure autorizzative relative a siti ubicati nel territorio provinciale impiegabili per lo smaltimento finale dei flussi in uscita dagli impianti di biostabilizzazione. Gli esiti non sono ancora disponibili ma da notizie ricevute sarebbero stati selezionati 28 siti, sui quali l’Ufficio di Presidenza ed il Comitato Tecnico effettuerà le proprie valutazioni, unitamente alle due proposte ad oggi pervenute direttamente all’ATO (cava nel Comune di Gioia del Colle e discarica per rifiuti solidi urbani in agro di Bitonto, loc. Torre d’Aggera)”.
DISCARICA… DOVE?
Si torna, dunque, con ottusa perseveranza, a parlare di discariche e, soprattutto, di discariche a Gioia del Colle. L’aspetto preoccupante della vicenda è che non si fa alcun riferimento specifico alla cava menzionata nel verbale.
Si tratta di quella di Monte Rotondo, già
proposta dal nostro virtuoso ormai ex-primo cittadino o dell’area Cemencal, nota come “cava Romano” sita presso i Boschi di Marzagaglia sulla nota via per Montursi? Il documento non lo specifica.
Così come non vengono forniti dettagli su chi ha nuovamente proposto tale localizzazione e sul perché si sia ripresentata una tale eventualità. Quel che è certo è che dopo un decennio di battaglie ambientaliste, di sensibilizzazione, di sviluppi tecnologici, etc., la Provincia di Bari ed, evidentemente, qualche amministratore locale che vorrebbe arrotondare qualche scarsamente soddisfacente tangente (non che sia più nobile e onesto farlo per laute ricompense, ma vendersi e per giunta per poche migliaia di euro è davvero una vergogna da mediocri uomini politici!), ripropone un sistema di gestione dei rifiuti medioevale: la discarica e la combustione.
Non fatevi raggirare dal termine “biostabilizzazione” perché questo è un vocabolo ingannevole, come “termovalorizzazione”, usato da chi fa affari con i rifiuti per deviare l’attenzione dei cittadini. Con “biostabilizza
zione” s’intende semplicemente un trattamento meccanico-biologico (TMB) a freddo tanto dei rifiuti indifferenziati quanto di quelli risultanti dopo raccolta differenziata, che impiega una combinazione di processi meccanici e biologici (digestione anaerobica, compostaggio, etc.).
Poiché nel verbale non si fa riferimento a quale tipo di residuo verrebbe conferito nell’eventuale discarica, ma si parla solo di “smaltimento finale dei flussi in uscita dagli impianti di biostabilizzazione” e, considerato che gli impianti di trattamento rifiuti della provincia di Bari producono in minima parte residuo derivante da raccolta differenziata, è molto probabile che nel sito proposto vengano conferiti gli scarti dei sistemi di raccolta dei rifiuti indifferenziati.
UNA SCELTA INACCETTABILE
Questo è inaccettabile! Nel 2015 non è più possibile programmare nuove discariche al servizio di un sistema di gestione dei rifiuti tal quali, non differenziati e non raccolti porta a porta. Centinaia di piccoli e grandi comuni d’Italia hanno avviato sistemi di raccolta domiciliare del rifiuto differenziato riducendo di oltr
e l’80% il residuo finale. Ciò significa non avere più necessità dell’80% del volume disponibile nelle discariche. Ciò significa, ancora, non necessitare assolutamente di discariche di nuova identificazione, ma avere la capacità di spingere per la riduzione quasi totale del rifiuto indifferenziato e, nel frattempo, ottimizzare lo smaltimento del residuo non differenziabile nei siti già attivi e, purtroppo, contaminati da troppi anni di irresponsabile sversamento tal quale.
Allo stesso tempo ho l’impressione che si stia tentando di nascondere le problematiche dell’acciaieria gioiese, riproponendo vecchi e fallimentari progetti, come il DISMO – testato (mantenendo nascosti i risultati della sperimentazione alla popolazione) per molti anni presso la stessa Ansaldo – quali ancore di salvezza per il personale impiegato da Termosud. Non è una soluzione! Non lo è per i lavoratori (che eventualmente sarebbero impiegati in una quota ridotta, probabilmente non più del 10-20%) e non lo è per l’ambiente.
Le voci che parlano di DISMO, progettato da Hera di Bologna e traslocato forzatamente dall’Emilia, dopo le proteste dei cittadini, in quella Terronia dove la necessità di lavoro produce mostri come l’Ilva e permet
te d’infischiarsene della salute e dell’ambiente, sono estremi tentativi di nascondere le problematiche occupazionali ed economiche italiane e trasferirle a discapito, come sempre, dell’ecologia.
GASSIFICATORI… A RISCHIO L’AMBIENTE
In un sistema integrato di raccolta differenziata, un gassificatore (vero!) della porzione residuale (non superiore al 3-5% del solido) potrebbe essere anche accettabile e concepibile, ma centralizzato, unico e al servizio dell’intero bacino territoriale, come avviene in molti Paesi più intelligenti e avanzati del nostro. Ma in un’area che ancora non ha un solo impianto di trattamento dei rifiuti umidi per convertirli in (questo sì) “biologico” compost, che continua con la raccolta stradale multimateriale (in pratica differenziando meno del 20% dei rifiuti) e che produce industrialmente più rifiuti indifferenziati dell’intera cittadinanza (l’Ansaldo stessa quanto del proprio scarto differenzia realmente?), come si possono anche solo riproporre, a distanza di un decennio, l’idea di un millantato “dissociatore molecolare” per salvare le sorti di un’azienda e l’ennesima discarica in aree ad alto
valore naturalistico e paesaggistico?
Continuare a paventare nuove possibili discariche e gassificatori e promettere, ma ancora non vedere, un nuovo sistema di raccolta porta a porta (che dovrà necessariamente essere rigoroso, capillare e prevedere sanzioni per chi non lo rispetta), quando da ormai un lustro è chiaro che l’unica modalità per l’eliminazione di discariche e inceneritori è la totale differenziazione del rifiuto solido urbano e industriale, è una scelta politica connivente agli interessi mafiosi e irresponsabile nei confronti dell’ambiente e delle nuove generazioni.
Che primi ministri troppo impegnati con le Olgettine o amministratori locali finiti al centro di scandali per corruzione e appalti non si preoccupino del benessere dei propri cittadini e del territorio è qualcosa che ci si poteva attendere, che continuino a non interessarsi Province (quanti Comuni della Provincia di Bari hanno davvero attivato un sistema serio di raccolta differenziata porta a porta), capoluoghi (dove finiscono i rifiuti della città di Bari raccolti in sudici cassonetti stradali multimateriale?) o intere ATO (possibile che ancora non ci sia un impianto di compostaggio di bacino?) è qualcosa d’incomprensibile.
RICONVERSIONE DELL’ANSALDO
Perché non si propone un reimpiego in toto degli operai Ansaldo in un nuovo piano di ristrutturazione del sito gioiese dell’azienda, che ne faccia un’eccellenza nazionale nello smistamento, trattamento, compostaggio e reinserimento sul mercato del rifiuto solido urbano e industriale? Perché un’azienda non può cambiar rotta quando vede il futuro buio (e la metallurgia è a un punto cieco) e investire in tecnologie sostenibili, garantendo al proprio personale formazione e reimpiego, eliminando così licenziamenti e insorgenze sindacali?
La Natura insegna che chi non evolve è destinato a estinguersi. La scelta è, quind
i, tra adattarsi e modificare il proprio ruolo oppure soccombere in un sistema che cambia.
Vi invito, pertanto, insieme a quei pochi amministratori seri ancora rimasti in loco e ai rappresentanti di associazioni e categorie (e sollecitando la SPES affinché metta in opera da subito il porta a porta prospettato con tanto di comunicati stampa e l’ANSALDO a valutare seriamente la possibilità di una rivisitazione delle proprie attività verso una produzione utile realmente al mercato locale e nazionale, ed ecologicamente sostenibile) a tenere alto il livello di attenzione e monitorare le scelte gestionali sui rifiuti operate dall’ATO della Provincia di Bari, perché il rischio è di ritrovarsi un nuovo spauracchio “discarica” e una nuova ciminiera sputa-nessuno-sa-cosa sulla città, prima che una singola lattina venga raccolta a domicilio e differenziata (magari nell’impianto Ansaldo).
Con estrema fiducia nelle brave persone del Sud!”

