Archivio Gioianet

La Voce del Paese – Un Network di Idee

Politica

GIOIA DEL COLLE VISTA DALLA LUNA 2 (PRIMA PARTE)

terra vista dalla luna

Michele-Fasano“Ho letto con interesse l’intervento di Giovanna Magistro su La Voce del Paese. La ringrazio dell’attenzione che mi ha prestato, perché mi dà l’occasione di proseguire il colloquio con le tante persone (anche nel PD) che hanno a cuore la città. A caldo ho provato due sentimenti diversi nel leggere la sua testimonianza: uno di empatia e solidarietà con il vissuto di delusione che ha narrato (mi ha raggiunto la sua sincerità); il secondo d’insoddisfazione, perché se ho colto la cifra sentimentale del suo scritto, non ho trovato tracce di quella politica, a parte il richiamo alla necessità di restare nel partito per migliorarlo dall’interno.

Proviamo ad approfondire la questione per aiutare a comprendere il senso dell’espressione «purificazione» da me usata a proposito del PD nel mio precedente articolo.

Partiamo intanto dall’immagine che il PD dà di se stesso all’esterno. Da una parte una nuvola di persone di ottimi sentimenti e buone intenzioni politiche come Giovanna Magistro e diversi altri (ci torneremo dopo); dall’altra due portatori di pacchetti di voti precostituiti, che di politico non hanno assolutamente nulla da dire. Francesco Paolo Ventaglini

I SINTOMI DI UN MALANNO CIVILE

Questi sono i sintomi evidenti in base ai quali chi ha fiuto sa valutare il malanno civile che vi corrisponde. Sintomi ai quali si aggiungono, in questi giorni, le prove. Esse non riguardano solo i diretti interessati (Ventaglini e Povia), ma anche e soprattutto quelle due persone di cui sopra che forzarono la volontà dell’intero Partito Democratico sulla candidatura di Sergio Povia, sul sostegno a Povia benché fuoriuscito dal Partito (con un vero e proprio ricatto), sull’annullamento delle Primarie (ricatto n. 2), sulla gestione in itinere dell’Amministrazione con mille furbizie, fino ai reati già adesso oggetto d’indagine. Per questo su quelle due persone pesa la responsabilità politica principale, se non assoluta, dello scempio che torna.

Un’ultima cosa prima di proseguire: è presumibile che verrà fuori molto altro, teniamolo a mente nella discussione che intendo proporre con questo mio secondo messaggio alla città. Anche se il magistrato competente è stato promosso e trasferito (che strano…), di certo l’azione avrà un seguito. pd gioia

CAPORALI E PACCHETTI DI VOTI

Su quale base politica i Caporali dei pacchetti di voti giustificarono e giustificherebbero oggi le su menzionate scelte di stupro della democrazia del Partito che danno origine a un itinerario che conduce dritto, dritto alle azioni giudiziarie in corso? Nessuna argomentazione politica. Nessuna! È pazzesco. N-e-s-s-u-n-a! Dunque, se escludiamo l’omofilia (d’accordo, le capacità seduttive di Sergio Povia sono rinomate, ma non credo giungano a tanto…), dopo aver escluso ragioni politiche mai argomentate, restano i fatti: gli affari e i reati già sul tappeto (in attesa dei prossimi annunci).

Attendiamo il lavoro completo della GdF, ma politicamente il dato è già in essere non solo per Sergio Povia, ma anche per chi corse a supporto del suo ammutinamento e lo rese efficace, violentando le regole della democrazia interna al Partito, a danno della città. Cosa ci guadagnavano a fare questa cosa? E non penso certo a chi fu forzato in vario modo a ballare in questo scempio: capisco il dramma di Giovanna Magistro e degli altri, ma sollecito tutti gli onesti del PD ad assumersi le responsabilità della cosa, non per colpa individuale, ma per dovere di partito.

Ebbene i Caporali dei pacchetti di voti tacciono perché di politico non hanno nulla da dire.

Chiedo: dopo aver di nuovo demolito il Partito solo tre anni fa, richiameranno essi a sfangare il terreno quella nuvola di persone di buona volontà di cui sopra? E quando arriverà il momento, faranno saltare tutto di nuovo per aria, forzando la volontà del Partito in nome del peso elettorale che possono garantire a priori, senza dover proferir verbo politico? E qualcuno a Bari recluta gente simile? Personaggi simili fecero saltare tutto per aria con la Costituente Democratica (quando fu Povia a farsi sedurre e tradì lo staff che lo avrebbe portato alEnzo Cuscito e Donato Lucilla Senato, se fosse stato davvero intelligente come vuole un mito metropolitano…); lo fecero con la crisi della Giunta Mastrovito (e fecero vincere la destra); lo fecero con Enzo Cuscito e lo faranno ancora. A chi tocca la prossima volta? Magistro? Barbera? Mele? Bianco? La macelleria è aperta, accomodatevi.

UN GIOCO A TRE CARTE

Ora la domanda strategica e radicale (che va alle cause) è la seguente: perché queste persone per bene che pure stanno nel PD, si prestano a questo gioco? Forse perché non riescono a garantire un impegno quotidiano, costante, radicato, nei quartieri? No, fu fatto e tutti erano raccolti attorno a Enzo Cuscito. Ma lo sforzo fu fatto fallire: qualcuno pensò che il gioco della democrazia dovesse essere preso sul serio e qualcun altro fece saltare il banco. Questa è l’origine, della conseguenza se ne sta occupando la Guardia di Finanza. E allora perché si prestano a questo gioco? La verità è che sono stati oggetto di un tradimento, di una truffa politica se volete, senza protezione da parte di chi aveva il dovere di assicuMichele Emiliano e Sergio Poviararla.

Ora questo gioco è a tre e serve chiarezza: i Caporali, gli onesti del PD, la dirigenza del Partito a Bari. Quest’ultima con chi sta? Vogliamo saperlo date le imminenti elezioni regionali.

Michele Emiliano scelga con acume i referenti sul territorio perché se si vuole «cambiare verso» il momento è adesso, perché è l’ora di finirla con il rifugiarsi dietro l’argomento della presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio, confondendo le carte tra le garanzie dovute alla persona e il diritto della collettività di vedere tutelati ruolo e funzioni delle istituzioni (anche dei partiti).

I sintomi nel PD ci sono già, e da tempo, anche per altre figure, diverse da quelle ora sui giornali… Vogliamo aspettare la nuova necrosi? Vogliamo far avanzare l’idea che ci sia del metodo, per far sì che la gente si stanchi? Che faccia un passo indietro? Che riduca, quando va bene, il proprio impegno alla sola campagna elettoralpovia l'abbatee, come fosse una partita di calcio? Come fosse la festa di San Filippo? Come una sbornia allegra? Ma poi a casa! Si decide altrove. Eseguono i vassalli locali. È così?

LA DITTATURA DEI GRUPPI ORGANIZZATI…

Che cosa significa pensare la politica come impegno solo in campagna elettorale? In due parole (ma ce ne sarebbero da dire di più), vuol dire che i toni sono quelli del conflitto e della schermaglia personale; delle offese e delle calunnie; che si passa da periodi di densa comunicazione caotica (in cui uno finisce per non capire più nulla), a periodi di vuoto assoluto. Questo clima cittadino è la forma attuale della dittatura dei gruppi organizzati, in quanto la gente è coinvolta solo sulla base della propaganda, dello stomaco, della rivalsa personale e del proprio tornaconto di brevissimo periodo. In una parola: è la forma contemporanea dell’ignoranza, il che significa oggi perdere di vista il quadro generale nell’ambito del quale dovrebbe inscriversi coordinato il singolo interesse personale e la ricchezza economica della Comunità (non di questo o di quello). Iaia Calvio

IL BRODO DI COLTURA DELLA MAFIA

In questo caos s’inseriscono i rassicuranti pacchetti di voti.

È anche la forma contemporanea dell’intimidazione. Segue infatti la paura e lo smarrimento, il cittadino non è messo nelle condizioni di scegliere e di partecipare, ma di accontentarsi dell’elemosina di un favore, promesso da chi da tutto questo trae vantaggio, quanto più resta nell’ombra, un favore poi neanche certo, anche solo eventuale, per la paura della rappresaglia se capita di dire la cosa che coglie nel segno. È il brodo di coltura della Mafia.

Michele Emiliano, Iaia Calvio, la vogliamo smettere davvero? Il momento è adesso…

Mi si dirà: ma non è assolutamente vero! Noi del PD siamo d’accordo sulla partecipazione e abbiamo fatto questo e quello, su e giù, di qua e di là… D’accordo, ma nei fatti poi sono arrivati il mezzadro del pacchetto di voti 1 e il caporale portatore di voti 2 e tutto quel lavoro sul territorio all’occorrenza viene fatto saltare senza scrupoli, lacerando relazioni, regole, procedure, significati, prospettive… di nuovo, di nuovo e di nuovo.

Un esempio lo porti proprio tu, Giovanna Magistro. Ti confesso che ho deciso di scrivere questo secondo intervento, non solo e non tanto per il tuo ultimo articolo in cui mi evochi, ma soprattutto tenendo conto del tuo precedente: Un’Utopia l’Amministrazione condivisa? Bellissimo, è una direzione precisa, finalmente una traccia di discorso politico nel polverone patetico delle esternazioni alla Donvito.

IL CORAGGIO DELLA VERGiovanna MagistroITÀ

Ti chiedo: come si fa? Qual è il terreno su cui fondare quella prassi? È un’utopia? Sì e no. Quel che serve come suo humus è esattamente ciò che con Enzo Cuscito stavate cercando di fare nel PD e che per l’ennesima volta è stato fatto saltare al momento opportuno, rivelando la strumentalità delle fatiche di gente di ottimi ideali, ai fini di pratiche del tutto opposte: quelle dei Caporali sul territorio e dei loro Baroni di Partito ai livelli superiori.

L’Amministrazione partecipata che tu evochi, Giovanna, sarebbe l’antidoto ad ogni forma di corruzione e richiede quel che Enzo Cuscito e Donato Lucilla stanno preparando per il futuro fuori dal PD, purtroppo e per fortuna. Cosa prevede di fare il PD per dissodare il terreno antropologico che permetterebbe l’applicazione pratica di quella tua bella idea? Io non lo so. Dimmelo tu. Io non vedo nulla in merito e sto cercando di dirvi perché ciò non può accadere per come stanno le cose al momento nel PD. Non dico che mancano le persone per bene che possano attuare la democrazia… ma hanno il coraggio della verità, tutta la verità, nient’altro che la verità? E se l’avessero avuto… come sarebbe stato accolto a Bari? Io questo lo so…

SERVIRE LA CITTÀ… NON È UN’UTOPIA

E allora pur ammettendo che Enzo Cuscito abbia fatto errori marginali (sbaglia chi fa e non m’interessa adesso), centrale è la sua lungimiranza e il coraggio di aver deciso di servire la città in modo radicale, come a dire: «Questo giochetto dei Caporali di mandare avanti gli idealisti e fare poi asso piglia tutto, oramai lo conosco, adesso metto radici davvero». Quella di Enzo Cuscito e di Donato Lemiliano calvioucilla è nei fatti La Costituente Democratica, quello che avrebbe dovuto essere il vero PD che i gioiesi volevano. La si chiami come si vuole, quella cosa là, io dico che di fatto… stanno costruendo un partito democratico, secondo le procedure ben descritte nell’articolo di Giovanna Magistro, sulla partecipazione, ma che Giovanna Magistro deve ammettere essere un pio desiderio nel PD attuale, altro è il discorso politico (cioè creare le condizioni strutturali perché qualcosa si possa concretizzare davvero).

Michele Emiliano, Iaia Calvio rispondete pubblicamente voi! Sennò cosa dobbiamo pensare? Che sul territorio i valori della segreteria nazionale sono solo marketing politico? O che non valgono giusto a Gioia del Colle? Si «cambi verso» davvero! E non mi pare che Matteo Renzi stia dimostrando paura di perdere qualche pezzo per strada, pur di aggiustare la rotta. Facciamolo anche a Gioia del Colle”

Michele Fasano

Continua… 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *