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Cronaca

IMMIGRAZIONE: ORGOGLIO, PREGIUDIZIO E SENTIMENTO…

Messaggi anti-immigrati

11925650_10208035410031265_1359885415_nImmigrati: partono da rifugiati politici e tornano a Gioia… senza tetto e cibo. Non è delle più felici la logistica di una delle due strutture che hanno accolto parte dei 138 rifugiati politici del Wa.ro.si.

“Sono stati portati in campagna, a dodici chilometri dal paese. Alloggiano in 24 in ogni stanza e l’accesso alle docce è limitato…”, questo quanto denunciato da Maidy Prieto, presidente dell’associazione “L’altra meta” dopo essere stata contattata da uno dei ragazzi seguito dalla sua associazione.

Ed è forse questa una delle motivazioni per cui decine di immigrati stanno tornando a Gioia in queste ore, consapevoli di avere sì, tanti amici, ma anche di non aver più diritto a vimmigrati-a-gioiaitto e alloggio, una situazione destinata, purtroppo, a creare criticità.

Coloro che più si sono integrati e che di certo non avranno difficoltà a sistemarsi, come si relazioneranno con i compagni meno fortunati? E gli stessi ragazzi che nei vari commenti pubblicati sui propri profili facebook si sono messi in gioco, offrendo solidarietà, saranno appoggiati dalle loro famiglie nel caso fosse necessario attrezzarsi per ospitarli? Le associazioni e le stesse comunità parrocchiali sono il vero “welfare” su cui puntare, ma le dinamiche di gruppo non sempre sono prevedibili sia da parte di chi accoglie che da chi viene accolto e soprattutto da parte di chi non può essere ospitato per i più svariati e legittimi motivi.

Quindi la trepidazione aumenta…

Riportiamo alcune testimonianze che si spera stemperino in questo frangente, ansie e polemiche, non fosse altro perché dettate da amicizia, affetto ed una sincera condivisione dei problemi vissuti da questi ragazzi.Foto di Dario Colacicco

LE TESTIMONIANZE

“…Abbiamo cercato di creare soprattutto legami personali con diversi di loro – afferma Gianni Fraccalvieri della comunità di San Vito -, e circa in dieci di domenica venivano a Messa ed avevano chiesto di ricevere il Battesimo. Con l’ausilio di una suora che veniva da Bari stavano facendo un cammino di catecumenato pre – battesimale. Domenica 9 agosto è stato bellissimo quando nella celebrazione delle 19 hanno voluto ringraziare la chiesa gioiese per l’accoglienza ricevuta. Hanno portato in offerta alcune immagini sacre che hanno donato ed hanno cantato durante la messa canti tradizionali africani. Domenica 23 agosto, invece, presso la Parrocchia Immacolata un bimbo nigeriano ha ricevuto il battesimo. Padrini del Battesimo sono stati Mary e Angelo, due coniugi gioiesi. Questi legami sono per la vita, non si possono cancellare con un trasferimento.”

“Mi ritengo uimmigratina persona fortunata – afferma Dario Colacicco – perché tra le tante persone che incontro nella mia vita, umanamente ricevo più di quel che riesco a dare. Può sembrare la classica retorica da ragazzo tempestato di ideali di sinistra che qualsiasi cosa riguardi lo straniero sia per forza bello, ma tra le persone che ho conosciuto negli ultimi sei mesi, coloro che più mi hanno arricchito sono proprio i ragazzi immigrati ospitati a Gioia. Toure, Stephane e tutti gli altri mi hanno insegnato molto più di quel che posso aver insegnato io loro. Mi hanno insegnato il rispetto, l’educazione, mi hanno fatto porre delle domande e spronato a diventare una persona migliore di quel che ero. Basterebbe poco, basterebbe superare quella cortina di ferro che sembra avvolgerci troppo spesso e spingerci a conoscere coloro che ci sembrano così diversi e invece sono molto più vicini a noi di quanto crediamo. […] Le loro famiglie e i loro affetti sono a migliaia di chilometri e solo chi prova questo sulla pelle può dire quanto dura è sopportarlo. Subire un secondo allontanamento e lasciare anche quei pochi affetti che pian piano avevano costruito anche qui, non fa che peggiorare le loro condizioni, soli in uno stato straniero che troppo spesso diventa ostile. Non sono andati via per loro intemperanze o per problemi creati da loro… il comandante dei Carabinieri di Giimmigratioia si è complimentato con loro per il comportamento tenuto durante i mesi di permanenza. Altre le ragioni, altre le motivazioni. Resta il fatto che ora sono lontani, nemmeno troppo forse, ma di certo dietro di loro hanno lasciato un grande vuoto, in me e nelle persone che hanno potuto conoscerli.”

Altrettanto accorata la riflessione di Antonio Milano, segretario dell’Arci Lebowski.

“[…] Penso a Toure, di cui apprezzo e apprezzerò sempre la genuinità e delle virtù che non vedevo da tempo e che anche io avevo perso. Profondo, fragile, a volte anche molto timido e diffidente, nello stesso tempo una persona estremamente divertente. […]Toure per me era, è e sarà un fratello. Penso al piccolo Vieux, che per nessuna ragione al mondo voleva andar via da Gioia e piangeva al solo pensiero di non vedere più i suoi amici, me compreso. […].Penso a Stephane, una persona seria, affidabile e un ragazzo di valore, tranquillo e dallaimmigrati voglia matta di imparare. Penso a Ibrahim, uno dei ragazzi più divertenti e simpatici che conosco, dal buonumore contagioso e alla sua immensa gioia di vivere. Penso a Sadio Faty, un padre di famiglia attaccato morbosamente ai suoi cari, tanto da partire per l’Italia per poter assicurarle un futuro. Nonostante la lontananza dalle persone che amava, il sorriso sulle labbra non gli è mai mancato. Penso al nostro obiettivo come Circolo Arci Lebowski, ovvero quello dell’integrazione. Penso al mio amico Giuseppe con il quale abbiamo affrontato molte problematiche per un unico scopo, la cultura per noi e per i ragazzi immigrati. Penso al lavoro svolto da Goffredo, Maidy, Dario, Mario, Francesca, Mimmo, Gaia… Grazie! Penso a Pasquale e ad “Accoglienza Responsabile”, esperienza importante per me e stimolante. Ringrazio tutti per aver fatto parte di questa famiglia e spero che alla lunga tutti capiscano che siamo tutti uguali.”

 

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