LE “STORIE SOSPESE” DELLA RASSEGNA CINEMA INVISIBILE
“Storie Sospese” è l’ultimo film di Stefano Chiantini, presentato a Venezia lo scorso 1 settembre e distribuito nelle sale due giorni più tardi.
La trama è di fatto lineare: Thomas (Marco Giallini) è un rocciatore professionista che versa in una precaria – e fin troppo nota – situazione economica. Pur di garantire la stessa agiatezza alla sua famiglia, accetta un incarico offertogli dal suo ex collega Ermanno, oramai a capo della ditta che ha il compito di scavare un tunnel per conto della compagnia autostradale. Si accorge ben presto, però, che i lavori non procedono secondo i legali obblighi di sicurezza: tutti sanno che la zona geografica è a rischio frana, ma molti, complice la scarsità di risorse finanziarie, ignorano del tutto la questione. A lui spetterà scegliere tra tacita complicità e lavoro certo o azione moralmente corretta ma perdita del lavoro stesso.
Il film è espressamente dedicato agli abitanti di Ripoli, borgo degli appennini b
olognesi attraversato da un tunnel autostradale che ha causato non pochi problemi. Gli scavi della galleria Val di Sambro hanno messo in moto una vecchia frana e la terra, a lavori conclusi, continua a muoversi. I cittadini di Ripoli e le loro lotte si ergono così ad emblema dell’italianissima condotta pseudo-lecita in materia di infrastrutture e trasporti.
Un tema, quello delle grandi opere, evidentemente sentito a tutti i livelli nel Paese e che forse sarebbe stato il caso di trattare con maggiore attenzione.
Senza nulla togliere al regista e alla fotografia (una parte fondamentale è comunque giocata dalla bellezza dei paesaggi), la sceneggiatura esiste quasi esclusivamente in funzione della narrazione circa la vita privata di Thomas. Prima il rapporto con i suoi colleghi, poi quello con sua moglie e i suoi figli, passando per le vicende personali degli abitanti del paesino abruzzese e concludendo con l’ardua scelta secondo morale.
Temi sicuramente prioritari se si volesse delineare un dramma introspettivo alla Pirandello. Ma è probabile che l’intento principale della pellicola si sia perso di vista in favore di tutt’altro.
Non si potrà di certo dire che “Storie sospese” sia un brutto film; fermo restando che il criterio di gusto è in larga parte soggettivo, si cadrebbe decisamente in errore: la scelta degli interpreti è quella giusta, non fa attrito con i personaggi, i dialoghi sono ben studiati (così come la scelta dei luoghi) e l’interpretazione funziona correttamente (di sicuro è così per il personaggio di Giallini).
Ciò che non convince fino in fondo è lo scarso interesse del regista nei confronti della storia più importante, che è quella valida per tutta l’Italia, da nord a sud, ma che rimane quasi soltanto una linea d’orizzonte – peraltro alquanto sfocata- entro cui far muovere i personaggi. Si rischia così di farla diventare una causa debole che non produce effetti.
I quotidiani nazionali, le televisioni, i media in generale, sono saturi di notizie che percorrono la stessa strada delle vicende di Ripoli. Treni ad alta velocità, ponti, strade e chi più ne ha più ne metta; tutte informazioni che ci colpiscono quotidianamente, eppure le dimentichiamo con facilità. Forse però la denuncia mossa attraverso l’obiettivo di una cinepresa avrebbe potuto avere un impatto radicale.
