CARDIOPATICO SENZA LAVORO E CASA. MINACCIA SUICIDIO
Circa un mese fa è giunta in redazione la disperata richiesta di aiuto da parte Michele Mascio, 49enne cardiopatico senza fissa dimora, a suo dire abbandonato da tutti. Ne abbiamo scritto sul settimanale “la voce del paese”, mantenendo l’anonimato. Oggi, su sua richiesta, torniamo a parlarne dandogli un nome.
“Sono disperato, non posso neanche acquistare le medicine necessarie per curarmi, non ho casa, non ho lavoro né una pensione, non ho più una famiglia… cosa mi resta? Forse è meglio farla finita!”
Il dramma di Michele – artigiano decoratore di interni -, ha inizio nel 2013, quando a causa di un infarto che lo porta in coma farmacologico per due giorni, viene operato. Da quel momento la sua vita cambia, non potrà più lavorare e sostenersi. Divorziato, con tre figli e rapporti difficili con i famigliari, Mascio che di problemi ne aveva anche prima e seri, si trova per strada, solo. 
Il Centro di Ascolto per diversi mesi lo aiuta, è ospite del dormitorio, segue un bel percorso, gli vengono affidate piccole manutenzioni ed incarichi di fiducia, è stimato ed ha trovato casa e amici.
Tenta di dare una svolta alla sua vita, creare una nuova famiglia, ma non ha fortuna, indietro non può tornare.
Il 2 marzo scorso, l’ennesima beffa: Michele ed un suo compagno di sventura, anch’egli disabile, vengono denunziati all’autorità giudiziaria per il reato di invasione e occupazione di un edificio pubblico, insistente in via Lagomagno, nei pressi dell’incrocio con via Cassano, di proprietà del comune di Gioia del Colle. Un fabbricato “espropriato” dall’Amministrazione Povia dopo la chiusura del passaggio a livello, e promesso all’Associazione sport
iva Gioia Running quale nuova sede, un progetto mai andato in porto.
Intervengono i vigili urbani della locale Polizia Municipale. I due sono stati denunciati a piede libero ma continueranno a “soggiornarvi” in attesa della decisione del giudice. In quali condizioni igieniche e di sicurezza personale non è dato sapere, visto che l’immobile è sprovvisto di acqua, luce e fogna, oltre che di suppellettili e riscaldamento.
“Non avendo residenza non posso avviare la richiesta di pensione di invalidità. I Servizi sociali devono aiutarmi, non so quanto ancora potrò resistere in queste condizioni, non ho neanche un pigiama da indossare se dovessi ricoverarmi in ospedale e sto male…”.
Michele avrà anche commesso errori e forse – nonostante il suo drammatico presente – per difficoltà nel relazionarsi con chi in passato lo ha aiutato, altri ne commetterà, ma non può essere abbandonato a se stesso. Alle istituzioni il dovere di dargli risposte, al buon cuore dei cittadini, di tendergli una mano.
