ACQUISTO LOCULI. DISAGIO E COSTOSA BEFFA FINALE
Per dar “pace” a se stessi ed ai propri cari, in tanti attendevano con ansia di poter finalmente entrare in possesso dei loculi del quinto lotto, appalto funestato da una serie infinita di intoppi tra cui anche eventi delittuosi, ricordiamo l’assassinio dell’operaio dell’azienda di ristrutturazioni avvenuto all’alba del 4 giugno del 2014, quando il 53enne venne ucciso da due colpi sparati da un fucile, all’ingresso del cimitero nel quale lavorava da 15 giorni.
Oltre al dolore di aver perso i propri cari, tra attese, discussioni con i dipendenti dell’ufficio e loculi in “fitto” a costi non proprio trascurabili, la fine dei lavori sembrava aver posto la parola fine anche ad un incubo durato anni…
Ma la burocrazia ha in serbo altre onerose sorprese! Non tutti, infatti, sono al corrente delle spese accessorie richieste per lo spostamento della salma.
Nei giorni scorsi è giunta in redazione la denuncia di una gioiese funestata da u
na serie di lutti nell’arco di pochi anni, tanto da dover collocare provvisoriamente due dei suoi cari – poggiati l’uno in un “colombano” in fitto con il Comune, l’altro sotto terra -, in attesa di entrare in possesso dei due loculi ospitati nel famigerato quinto lotto.
Nei giorni scorsi la nostra concittadina S.A. ha speso ben 650 euro per poter spostare le due salme nei loculi acquistati. Una spesa assolutamente imprevista, gravata da tasse e bolli.
“Il costo dell’inumazione è di 258 euro, ho dovuto comunque pagare il fitto di febbraio dovuto per il loculo: altri 105 euro. Alla Asl ho dovuto versare per entrambi i miei cari 120 euro, la stessa cifra è dovuta per le tasse comunali ordinarie oltre a due marche da bollo da 16 euro. In un solo giorno metà stipendio è volato via e dovrò necessariamente rinviare l’acquisto delle lapidi. Ma è possibile che si debba pagare così tanto per motivi tra l’altro non legati alla mia volontà? Se i loculi pagati con anni di anticipo fossero stati consegnati per tempo, avrei sostenuto pochissime spese.”
E proprio il caso di dire che al disservizio ed al disagio, va “messa in conto” anche la beffa!
