STANDING OVATION PER L’ORCHESTRA PROVINCIALE (foto)
Splendida esibizione quella dell’Orchestra Provinciale di Bari diretta dal M° Michele Marvulli il 28 ottobre nel teatro Rossini.
Sul palco, disposti in file serrate a causa dello spazio, gli ottimi orchestrali, tra cui due dei figli del M° Marvulli: Antonio tra le viole e il diciassettenne Nicola, violino solista nel Concerto in mi minore, opera 64 per violino ed orchestra di Felix Mendelssohn Bartholdy.
Vera rivelazione della serata Nicola Marvulli, poco più che adolescente nelle fattezze, ma un redivivo Paganini nel charma. Sicurezza, precisione, grande tenuta scenica, espressiva ed interpretativa (né poteva esser diversam
ente, conoscendo la verve paterna e la poesia melodica della sua mamma, violinista di pregio) e, a stento trattenuta nello sguardo, la vivace consapevolezza di chi possiede un dono, lo coltiva attraverso lo studio ma senza trascurare gli interessi della propria età.
Impeccabile nell’esibizione da standing ovation, con applausi che sembravano non aver più fine, ed affettuoso teenager dietro le quinte, quando porge al papà il cellulare dicendogli: “E’ incandescente, sta suonando da mezz’ora, forse è il caso che rispondi a mamma!”, per poi affermare con candore ad una domanda impertinente, che non è il suo papà a dirigere l’orchestra a casa.
Ciò che maggiorm
ente desta stupore nell’esibizione del giovane violinista, al di là di una valutazione tecnica, è l’eleganza con cui solleva l’archetto durante gli stacchi, una sorta di parabola molto coreografica e ad effetto che tanto ricorda gli schermidori di fioretto e che si rivela particolarmente seducente.
Non vi sono veemenza espressiva né esasperati virtuosismi nella sua esecuzione, ma un’istintiva ed innata comprensione e condivisione del “cantato” dello strumento con cui dialoga da pari, quasi fossero sue corde vocali, che lo porta a dar vita ad un brillante assolo e ad un corale accompagnamento, in cui non può non emergere per padronanza tecnica, suono gettato ed elastico, pulizia dei passi in particolare nel registro sovra-acuto e acutissimo e nella scorrevole dinamicità dei cambi di corda.
Nell’ouverture “La grotta di Fingal” di Mendelssohn e nella seconda parte una delle più note ed indimenticabili melodiche “creature” di Nino Rota, la suite da “La strada”.
“Un’opera cantabile, vivace e a tratti maliziosa – afferma Ugo Sbisà nella presentazione della brochure – sorretta da una solida scrittura orchestrale”.
Ed è con brio che il Maestro Michele Marvulli sale sul predellino e lascia danzare la sua bacchetta, accompagnandola con altrettanta vivace partecipazione, conquistando il pubblico gioiese e la città che si onora di avergli dato i natali, cui nel finale , commosso dal calore degli applausi, invia baci.
I suoi studi lo portano al Liceo Musicale “Piccinni” di Bari (suo Maestro Nicola Costa), all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma, all’Accademia Chigiana di Siena, al Conservatorio di Basilea con i Maestri L.Vlad Ersham, Rodolfo Caporali, Carlo Zecchi. Studierà Musica da Camera con Arturo Bonucci, Composizione con Nino Rota e Direzione d’Orchestra, con Franco Ferrara.
“Dopo uno sfolgorante avvio, da pianista solista, e camerista, che lo ha visto protagonista in teatri e sale prestigiose in Italia e all’estero, e vincitore di Concorsi di esecuzione musicale (2° Premio Concorso Pianistico di Roma 1951, 2° Premio Concorso Violino e Pianoforte Napoli 1953, Medaglia d’Oro Violino e Pianoforte Ginevra 1955) – recita la sua biografia – giunge alla Direzione d’Orchestra; attività alla quale da anni ormai dedica la quasi totale attenzione”.
Per oltre quaranta anni ha diretto in vari repertori le più importanti Orchestre italian
e e straniere, anche nel doppio ruolo di direttore e solista. Ed ancora in Polonia, Romania, Ungheria, Germania Federale, Francia, Spagna, Stati Uniti d’America, Australia, Messico, Cecoslovacchia.
“Nino Rota, volle sceglierlo suo stretto collaboratore, affidargli anche la direzione di sue “Prime” prestigiose: il Concerto in mi per pianoforte e Orchestra, con l’Autore solista (RAI di Napoli 1978) e l’Opera lirica “I due timidi” (Teatro Petruzzelli, Bari 1969).”
Marvulli si fregia di essere uno dei fondatori dell’Orchestra Sinfonica di Bari e successivamente Direttore principale della Orchestra Filarmonica Marchigiana. Nel
suo percorso didattico nei Conservatori di Bari, Firenze e Pesaro ha “forgiato” fior fior di pianisti quali Benedetto Lupo, Emanuele Arciuli, Pierluigi Camicia, Pasquale Iannone ed altri ancora. Numerosissimi i premi conseguiti ed i corsi e i master portati nelle più prestigiose sedi internazionali, per poi dirigere i Conservatori di Cosenza e Pesaro.
“Nel ’91 – riporta la sua biografia – una Commissione presieduta dal M° Goffredo Petrassi e formata dai Maestri Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Carlo Maria Giulini, Gianandrea Gavazzeni, Maurizio Pollini, Riccardo Muti, insieme ai più importanti critici musicali delle maggiori testate giornalistiche italiane, gli ha conferito il prestigioso “Premio Massimo Mila” per “l’alto Magistero didattico e per l’impegno di una vita”.
Al Rossini, quindi, è di casa e ad accoglierlo con fiori ed abbracci Paola Sorrentino, Vito Lobefaro e la piccola Greta.
Un doveroso grazie a Mario Di Giuseppe per la sua collaborazione fotografica.