STATUA SAN FILIPPO: “MAI CHIESTO LA SUA RIMOZIONE”
E’ perven
uta in redazione una lettera, a firma del Segretario Cittadino del Partito Democratico sede di Gioia del Colle, Enzo Cuscito, in cui spiega le reali motivazioni che hanno spinto i dirigenti locali a sottoscrivere e presentare un esposto-denuncia al Capo dello Stato.
Una lettera resasi necessaria, a suo dire, per dirimere le perplessità e la preoccupazione di chi sta raccogliendo le firme “in difesa della Statua di San Filippo, facendo finta di non sapere che gli effetti dell’esposto saranno quelli di accertare eventuali violazioni di leggi amministrative, senza per nulla intaccare il monumento, che rimarrà al suo posto perché non ne abbiamo chiesto la rimozione”.
Una statua, fatta erigere questa estate dal sindaco Piero Longo (http://www.gioianet.it/politica/1682-statua-san-filippo-cronaca-dellinaugurazione-le-foto-.html?fontstyle=f-smaller), che, lo ricorderanno tutti, ha creato un mare di polemiche, al punto da varcare i confini comunali per approdare su giornali e rotocalchi nazionali, oltre che su numerosi siti Internet.
Statua che dopo appena quattro mesi denota evidenti segni di deterioramento, non è dato saper se dovuti alle intemperie, alla presenza della fontana, all’incuria o ad un materiale utilizzato non “appropriato” (http://www.gioianet.it/politica/2070-la-statua-di-san-filippo-e-diventata-verde-dalla-rabbia.html).
Di seguito provvediamo a pubblicare il testo integrale della missiva inviataci.
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Caris
sima Redazione,
è notizia nota che in questi giorni il Partito Democratico di Gioia ha inviato al Capo dello Stato un esposto per denunciare le gravi irregolarità compiute nella progettazione e costruzione del monumento dedicato al nostro Santo Patrono San Filippo Neri. Un esposto che denunciava, come già espresso nel nostro comunicato, “la bufala dell’utilizzo delle economie rivenienti dalla rinuncia del sindaco al suo compenso, costruita ad arte per ingannare i cittadini, l’utilizzo di notizie non vere (quale l’affidamento dell’incarico ad un soggetto IVA inesistente), l’affidamento di lavori ad una Ditta un mese dopo la loro esecuzione” nonché le innumerevoli illegittimità emerse nel suo iter procedurale. La reazione del Sindaco è stata, attraverso la stampa, nascondersi (per cavalcarla nuovamente) dietro la questione della “laicità”, del suo “amore” verso San Filippo e dell’odio della sinistra verso i Santi e la religione.
Sarà strano, ma da Longo non mi aspettavo qualcosa di diverso. Invece di controbattere sulle minuziose e dettagliate denuncie stilate nell’esposto, frutto del lavoro di un grande esperto di Amministrazione come il Prof. Vito Mastrovito, Longo ha, come è suo solito quando è nel torto, ripreso a recitare la parte dell’uomo della provvidenza. Si è inventato persino una raccolta firme in difesa della Statua di San Filippo, facendo finta di non sapere che gli effetti dell’esposto saranno quelli di accertare eventuali violazioni di leggi amministrative, senza per nulla intaccare il monumento, che rimarrà al suo posto perché non ne abbiamo chiesto la rimozione.
Ma la chiave per comprendere questa ossessionate mistificazione del sacro che Longo porta avanti dal giorno in cui è salito al Palazzo, è nel falso ideologico denunciato nell’esposto dove, il Sindaco, in un atto pubblico (una Delibera di Giunta, la 77/2010) afferma che “il costo dell’intervento sarà finanziato dalla somma rinveniente dalla mancata elargizione dell’indennità di carica a cui il Sindaco Pietro Longo ha rinunciato a seguito della nomina a Presidente del Consiglio Provinciale di Bari”. In parole povere, Longo afferma che la Statua sarà costruita con soldi suoi. Quelli del compenso a cui ha rinunciato accettando la carica provinciale. Un’affermazione falsa, ammessa da lui stesso in un recente Consiglio Comunale, in quanto è la legge a vietare il cumulo di compensi per più cariche elettive e quindi quell’elargizione a cui ha, obtorto collo, rinunciato (immaginate se non vi fosse la legge del cumulo dei compensi. Davvero credete che Longo avrebbe messo mano al portafogli, mese dopo mese, per costruire la statua?) non era più sua dal 2009 e quindi non ne poteva più disporre. Il denaro utilizzato per costruire la statua, insomma, è dei gioiesi e non del Sindaco Longo.
Una precisazione non da poco. Con quell’affermazione, in sostanza, Longo ha svelato l’inganno. Il vero, autentico, protagonista della vicenda non doveva essere san Filippo, ma lui soltanto. Quello che in tanti, ancora, non hanno compreso o fanno finta di non capire, è l’uso della religiosità che Piero Longo ha messo in atto da più di due anni. Un uso che un credente non può più tollerare. Quei comizi tenuti in Chiesa, durante le processioni, le “confessioni” di fede in pompa magna, l’erezione di una statua ad un Santo con tanto di falsa testimonianza e atti illegittimi, sono la comprova che i Santi e la fede c’entrano ben poco. Il Santo diviene allora un mezzo, non un fine.
Non so che cosa San Filippo abbia pensato osservando dall’alto quanto accaduto attorno al suo nome in questa piccola frazione d’Italia. Ho la sensazione però che i suoi occhi siano stati intenti a ben altro che alle statue, ai comizi elettorali in suo nome, ai fuochi d’artificio, alle sonate di banda o agli esposti del PD. Il mondo (e anche la nostra città) porta nel grembo problemi e ferite ben più laceranti, intrise di miseria, violenze, malattie, dolore. La santità è cosa seria. E noi spesso rischiamo di irriderla, di violentarla, di farne strumento in balia delle nostre manie di onnipotenza.
Il credente in politica deve essere sobrio, discreto. Orgoglioso della sua fede, certo, ma senza tramutarla in arma del consenso, senza manipolarla in nome del potere. E, soprattutto, incarnando poi nella vita la propria fede, rispettando le leggi e la verità, agendo con disinteresse in favore dei più deboli e non del più forte.
L’esposto al Capo dello Stato, cara Redazione, non nasce dalla contesa sulla “laicità” , per giunta virtù anche del credente impegnato politicamente, ma dalle insopportabili e palesi illegittimità procedurali, l’abuso di potere di alcuni dirigenti nella gestione del denaro pubblico, l’opaca trasparenza nell’appalto affidato, il falso in atto pubblico dichiarato proprio da chi in pubblico riempie di santità la sua bocca. Al posto di San Filippo poteva esserci, come ha scritto qualcuno, anche una statua eretta a Giordano Bruno. Ma la Legge è Legge e va rispettata.
A chi sarà impegnato a raccogliere le firme in difesa del monumento consiglio di non lasciarsi strumentalizzare da sirene inveritiere. Non solo la statua rimarrà al suo posto. Non solo il Santo degli Oratori non c’entra nulla con
Concludo con una precisazione alle reiterate minacce che, da buon cristiano, il Sindaco mi fa pervenire, in diverso modo, da alcuni mesi: recarsi dal Vescovo! Già, perché il sottoscritto è docente di Religione e come non lasciarsi perdere l’ennesimo uso strumentale del sacro recandosi dal Vescovo per protestare contro il sottoscritto? Per ottenere che cosa? La mia rimozione da docente di Religione? E perché poi? Per aver violato quale comandamento? Forse per aver denunciato più volte l’arroganza di questo potere? O per un esposto che denuncia il mancato rispetto delle leggi? Il Sindaco si rechi pure dal Vescovo. Avrà piena accoglienza, ascolto e giuste risposte, perché monsignor Cacucci è persona colta e di fede profonda.
Si ricordi, infine, signor Sindaco, che la fede autentica non teme l’arroganza del potere. Giovanni Battista ci rimise la testa per aver denunciato re Erode. Gesù finì in croce per aver sfidato un potere corrotto e falso. Quando si è sulla strada della verità le minacce dovrebbero addirittura compiacere, perché sono il segnale che si è sulla strada giusta. Quindi vada avanti con le intimidazioni e non si intimidisca. Noi due, infatti, se davvero ci riteniamo credenti, dobbiamo temere ben altri processi che quelli umani. In questo, mi auguro, la storia di San Filippo Neri dovrebbe averle insegnato qualcosa.
Enzo Cuscito – Segretario Cittadino Partito Democratico