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Diffida ITEA: il Consiglio comunale opta per la neutralità

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consiglio-comunale3Nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale, tenutosi in data 06.04.2021, i Consiglieri Comunali del gruppo politico “La Bottega”, Filomena Pavone e Donato Paradiso, hanno portato all’attenzione dell’organo rappresentativo della Città una Risoluzione avente ad oggetto la lettera di diffida fatta pervenire dalla società ITEA ai responsabili della testata locale “La voce del paese”.

Sul numero 12 del 27 Marzo 2021 infatti, lo stesso settimanale rendeva noto alla cittadinanza di aver ricevuto una comunicazione di diffida da parte dei legali della nota azienda, a seguito della pubblicazione di un articolo sul caso ITEA a firma del dott. Cazzolla Gatti.

Nello specifico, con la Risoluzione si chiedeva al Consiglio di esprimere solidarietà all’Editore e al Direttore editoriale della testata e di fungere da intermediario tra le parti, invitando ITEA “a valutare l’opportunità di non dare seguito alla minaccia di querela, allo scopo di riportare la questione relativa alla sperimentazione Itea nell’ambito di un confronto sereno e scevro da posizioni precostituite o demagogiche”.

Il documento firmato “La Bottega” è stata respinto all’unanimità dagli esponenti della maggioranza e tra le file dell’opposizione ha trovato l’unico supporto favorevole nei soli due politici proponenti.

La sottoscrizione da parte del Consiglio della proposta di delibera formulata dai due consiglieri di minoranza non era certo un atto dovuto, tuttavia vale la pena fare alcune considerazioni in merito alle moGioia-12dalità con cui la questione è stata trattata in seno al Consiglio Comunale.

È MANCATA LA VOLONTÀ POLITICA NON SOLO LA SOLIDARIETÀ

Sia la vicenda in sé, che la Risoluzione relativa alla stessa si prestavano a due possibili approcci da parte della politica locale. Uno attivo (e di più ampio respiro) basato sulla volontà di intervenire a partire dalla convinzione che il caso in questione vada, inevitabilmente, ben al di là dei privati coinvolti e che riguardi, per sua stessa natura, la collettività tutta; e un secondo approccio improntato invece alla “neutralità” e teso, piuttosto, a lasciare che siano le parti coinvolte a risolvere la diatriba tra di loro, come se la stessa non presenti elemento o risvolto alcuno inerente l’interesse pubblico.

La scelta dell’uno o dell’altro orientamento avrebbe richiesto un’analisi del caso ad almeno tre livelli, impegnando i consiglieri, da un lato a verificare l’effettiva esistenza di elementi di minaccia a principi cardine della democrazia (quali quelli sanciti all’Art. 21 della Costituzione), e dall’altro a prevedere e ad analizzare i risvolti, a livello locale, di eventuali evoluzioni della vicenda. Questi ultimi infatti, potrebbero non solo inficiare la serenità del già delicato dibattito pubblico sull’argomento, ma anche compromettere la qualità dell’informazione di cui i cittadini fruiscono, indebolendo così uno strumento indispensabile per il monitoraggio dei loro diritti.

Insomma non si trattava “solo” di esprimere la solidarietà a qualcuno…

Vani sono stati i tentMilena-Pavoneativi dei Consiglieri Pavone e Paradiso di orientare la discussione verso la tutela di interessi comuni.

Mentre alcuni indicavano la luna altri portavano la discussione sulla descrizione anatomica del dito. E il dito in questione è risultato essere quello del giornale, puntato, secondo alcuni, contro l’Amministrazione.

GIORNALE SOTTO ACCUSA E I SASSOLINI

Il dibattito è rimasto ostaggio, per tutto il tempo, di considerazioni relative alla linea dura della testata nei confronti della politica e di alcuni dei suoi rappresentanti, riducendo così una vicenda strettamente legata ad una delle questioni più importanti che la comunità gioiese si trova a affrontare, ad una semplice occasione ghiotta, per qualcuno, per togliersi più di un sassolino dalla scarpa.

 Il risultato è stato, da un lato la trattazione di argomenti decisamente poco coerenti con l’oggetto della discussione e dall’altro, e contestualmente, la sostituzione nell’alveo del confronto, di temi di pubblico interesse, con altri riguardanti l’interesse politico di alcuni.

La lunga discettazione, arricchita da più parti e corredata dall’esposizione di un cospicuo numero di copie del giornale “sotto accusa”, si è soffermata sui rallentatori, sull’utilizzo parco dei soldi pubblici secondo la diligenza del buon padre di famiglia, sulla sostituzione di alberi secchi con nuove piante (con tanto di digressione tecnica sulla scelta delle stesse), su attacchi ingenerosi a giovani consiglieri alle prime armi; e anche sulla menzione a quella volta in cui lo scienziato osò millantare che dai tubi di scarico dei motori degli aerei militari non fuoriesce acqua di colonia vaporizzata.Donato-Paradiso

Insomma si è parlato un po’ di tutto (e di tutti) tranne che della necessità di garantire ai cittadini un sistema di informazione plurale e libero da condizionamenti; mancando peraltro, di vagliare un eventuale coinvolgimento degli interessi della collettività nel caso di specie.

Vale la pena ricordare che chi amministra una città dispone di un ufficio stampa e di un’ampia gamma di altri strumenti utili a comunicare la qualità del proprio operato politico alla comunità e, eventualmente, anche a smentire i detrattori qualora lo si ritenga importante e necessario. Il tutto però, dovrebbe avvenire nei contesti e secondo le modalità più opportune e consone ad una sana e proficua dialettica democratica.

Il Consiglio Comunale costituisce, invece, l’organo supremo di rappresentanza di tutti i cittadini e il luogo, per eccellenza, deputato alla discussione di questioni relative agli interessi di questi ultimi. Sarebbe opportuno, pertanto, guardarsi bene dal trasformarlo in un palco qualunque per lunghi comizi elettorali fuori tempo e fuori luogo, o in una sorta di aula di tribunale, teatro di arringhe pubbliche contro una stampa non allineata.

NESSUNA SMENTITA SULL’INTERESSE PUBBLICO

Nella foga di cogliere un’occasione di smentita nei confronti del giornale, in merito ad episodi che poco o nulla avevano a che fare col caso in esame, si è mancato di riconoscere alcuni aspetti importanti connessi al più generale interesse pubblico.

In primis il fatto che in una vicenda, qual è quella ITEA, tanto complessa, quanto da sempre dominata da un deficit comunicativo a più livelli, sia il giornale che lo scienziato hanno tentato di offrire, negli anni, un servizio alla comunità, ricostruendo fatti e aggiornando puntualmente sugli stessi.

Ad entrambi i soggetti va riconosciuto il merito di essersi prodigati nel tentare di colmare quel gap informativo di cui sopra, sia tenendo costantemente i riflettori accesi su una questione cruciale nella vita della città, sia (e soprattutto) rendendola fruibile, pure nella sua complessità, ai cittadini che hanno il diritto di essere informati su temi importanti che riguardano la salute e l’ambiente.

Si aggiunga inoltre, che un’analisi politicamente matura e obiettiva della vicenda avrebbe portato a prendere atto del fatto che l’approccio della testata e dei suoi colla147681508-1082637608906620-2969790729350974260-nboratori rispetto al tema che ha generato la diatriba è sempre rimasto invariato nel tempo; non condizionato dall’alternarsi, negli anni, delle varie forze politiche, a tutti i livelli governativi coinvolti.

Un tale atteggiamento denota non solo un’onestà intellettuale che, almeno in questo caso, nessuno potrà mettere in discussione, ma anche una coerenza che dovrebbe essere presa a modello, e una chiarezza che invece, a diversi altri livelli, non si può dire abbia costituito la cifra distintiva del caso in questione. Dagli albori ad oggi.

La mancanza di un’analisi che andasse oltre la semplice messa in discussione della linea editoriale del giornale lascia inevitabilmente perplessi rispetto alla scelta, operata dal Consiglio, di non prendere posizione.

Per quanto scontato, vale la pena ribadire che chi opta per la neutralità in un qualunque confronto in cui le parti in causa vestono i panni di Davide e Golia sta, di fatto, agevolando il più forte.

Anche la disponibilità dichiarata dal Sindaco a prestarsi a fare da intermediario tra le parti, su eventuale richiesta diretta dei soggetti sotto scacco, non convince pienamente dopo un dibattito dominato dalla polemica con una delle parti.

LA PRESUNTA DISPONIBILITÀ A MEDIARE DEL SINDACO

D’altra parte se la disponibilità a mediare c’è davvero, non si capisce perché questa debba passare attraverso l’intercessione di un singolo politico (foss’anche il Sindaco), piuttosto che attraverso un organo cImpianto-Iteahe rappresenta la città tutta e che agirebbe, in questo caso, soprattutto nell’interesse della stessa.

A tal proposito, bene farebbero i cittadini a notare che nonostante la vicenda ITEA sia stata spesso al centro di accesi dibattiti tra le parti, in questo caso il Consiglio ha agito compatto, come un’unica grande maggioranza, lasciando il sostegno della proposta ai soli proponenti.

Con una parte della stampa sotto pressione e una parte della politica decisa a non prendere posizione, converrà iniziare a prendere appunti per farsi da sé un’idea più chiara della situazione.

Se si considerano le nette prese di posizione di alcuni sul più generale “caso ITEA”, e i fiumi di parole sulla vicenda con cui gli esponenti di entrambi gli schieramenti ci hanno intrattenuti negli ultimi anni, il basso profilo di molti e la scelta compatta della neutralità in questa circostanza, di certo si prestano a qualche riflessione.

Dubbi di carattere tecnico sorgono, invece, sul buon funzionamento dei dispositivi e della connessione internet dei consiglieri. Dato infatti il frequente verificarsi di episodi “scomparsa” di consiglieri comunali, evaporati nell’etere nel corso delle discussioni, sarebbe auspicale che in tempi riunioni virtuali, il Consiglio stesso valuti di esprimersi a riguardo. Sarebbe sufficiente il semplice assicurarsi, di volta in volta, che tutti i rappresentanti dei cittadini siano effettivamente in grado di svolgere degnamente la funzione loro affidata, e dispongano di una strumentazione e di una connessione all’altezza dell’importanza della circostanza e del ruolo che in essa ricoprono. Su questioni estremamente importanti, i cittadini hanno il diritto di conoscere l’opinione di coloro che siedono in Consiglio perché democraticamente eletti o, perlomeno, di vedersi inequivocabilmente sciolto il dubbio tra un problema tecnico e un problema di rappresentanza.

 

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