L’ITALIA IN LIBIA NON SPARA MA HA UN EROE (DELLA PACE)
Il 17 marzo abbiamo celebrato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. La sera del 17 marzo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha presieduto il Consiglio Supremo di Difesa per coordinare l’intervento delle Forze Armate Italiane sul territorio libico in ottemperanza della Risoluzione ONU N. 1970 che determina un intervento internazionale in difesa della popolazione civile di Bengasi minacciata di sterminio da Gheddafi.
Immediata la mobilitazione con la Francia e la sua “force de frappe” (tradotto in Italiano sta per forza d’urto), e a seguire gli americani e gli inglesi con i missili Tomahawk
dalle navi in Mediterraneo.
Il nostro Ministro della Difesa Ignazio La Russa si è dato da fare a convocare conferenze stampe e a partecipare a trasmissioni televisive per dire agli italiani di non preoccuparsi perché presto, anzi prestissimo il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe annunciato alla Nazione le modalità della nostra partecipazione al gruppo di volenterosi internazionali in aiuto delle popolazioni civili libiche.
Berlusconi, timidamente, il giorno dopo ha fatto capire che all’amico Gheddafi (di cui ha baciato l’anello, non dimentichiamolo) non avrebbe mandato aerei ar
mati né tantomeno missili e proiettili ma, poiché ha avuto atteggiamenti ostili verso il proprio popolo che reclama libertà, avrebbe consentito l’utilizzo da parte dei volenterosi internazionali delle basi militari italiane come trampolino per spedire aerei e missili contro di lui.
Insomma una discordanza tra il ministro della Difesa che sempre più spesso preferirebbe farsi chiamare Ministro della guerra e il suo Generale che ha problemi più grossi da risolvere a Milano nelle aule giudiziarie. Ad essere gentili, diciamo un po’ di confusione che si aggiunge alla grande confusione interventista dell’Europa.
Tutti hanno dimenticato di dire che per conven
zione internazionale gli Stati che hanno un passato colonialista non possono intervenire militarmente, seppure in un contesto legittimato dall’ONU, in quelle nazioni che in passato hanno colonizzato. E per questi motivi il nostro attuale intervento non poteva che essere di supporto ma non diretto.
Invece La Russa, visibilmente spazientito ha continuato a mentire e ad affermare davanti alle telecamere (non certo davanti al Parlamento come l’occasione impone) che erano pronti i nostri aerei, tra cui quelli di stanza a Gioia del Colle, per un rapido e incisivo intervento in Libia.
Gli ha fatto eco il TG1 di Mizzolini che a mezzanotte del 19 ha interrotto tutti i programmi per mandare in diretta differita di qualche minuto il decollo notturno di alcuni aerei che la cronista ha affermato essere Tornado italiani. Fiera la cronista di poter accontentare il ministro La Russa, ed esaltata dal fatto di poter essere la prima ad annunciare agli Italiani che finalmente c’eravamo anche noi in questa guerra.
Tutto ciò in un contesto generale di opinione pubblica ma anche politica, che registrava incertezze e, soprattutto per la Lega, l’inopportunità dell’intervento. Ora, noi sappiamo chi è Ignazio, è stato uno dei colonnelli di Fini (ritorna un linguaggio militaresco e guerresco) e poi basta dire che è amico di Gasparri, il che è tutto dire, e insieme hanno tradito (Fini) e insieme mentono (agli italiani).
E si, perché nei due giorni successivi si sono affannati a sostenere che i nostri aviatori avevano compiuto il loro dovere e portato a termine la loro missione sbaragliando le difese libiche. Hanno mentito agli italiani, un Ministro e un Capogruppo parlamentare del PDL. L’Italia spara (balle, diciamo noi) ed ha il primato della conduzione della guerra al dittatore alla pari con USA, Francia e Regno Unito. Falso.
Così come vuole la convenzione internazionale, i nostri aerei hanno sorvolato i cieli libici come supporto agli aerei Francesi e Danesi, fornendo informazioni sul sistema di difesa a terra delle truppe di Gheddafi.
A smentire i due colonnelli (mi ricorda un film comico) ci ha pensato un onesto e leale pilota della nostra aeronautica militare che al ritorno dalla missione, incalzato dalle domande dei giornalisti, ha deluso la cronista che l’aveva immortalato alla partenza ed ha detto la verità che il nervosismo del nostro ministro delle guerre lasciava intravedere: non abbiamo sparato.
Quel pilota è il vero eroe di questa guerra. Eroe per caso, ma eroe della verità, contro la guerra. E’ stato subito punito e rispedito a casa. Perché ha detto la verità che non piaceva a Ignazio.