BACALOV, ACCLAMATO DA UN PUBBLICO ENTUSIASTA
“Mozart Vs Mozart” ha dato prestigio, ancora una volta, al palcoscenico del Teatro Santa Lucia di Gioia del Colle, che lunedì 21 marzo, per
Hubert, noto per la sua collaborazione con la grande pianista Martha Argerich, attacca con il Concerto per pianoforte e orchestra n.21 Kv
pianoforte che si cimenta in variazioni ricche di colpi di scena, peculiarità delle composizioni di Mozart, volte al coinvolgimento di un pubblico rapito dall’alternanza tra il solista e la corposità dell’orchestra. Hubert sceglie di aggiungere, ad un concerto già elaborato nella sua scrittura originale, qualche profumo di tango nelle cadenze, con il fine ultimo di allontanarsi parzialmente dallo stile mozartiano, lasciando spazio alle sue origini argentine.
Il concerto è strutturato in tre movimenti. Il primo, Allegro Maestoso, concretizza l’interazione tra lo strumento solista ed un orchestra ambiziosa; il secondo, Andante, introdotto dal pizzicato degli archi segue in una melodia cantabile; e il terzo ed ultimo movimento, Allegro vivace assai, conclude brillantemente l’opera, strutturalmente sostenuta da un orchestra al livello delle intenzioni con cui è stata id
eata.
Nonostante le intenzioni di Hubert di cimentarsi nel Minuetto Kv 
Edoardo Hubert, lasciandosi rapire dalla sua travolgente passione per la musica, rimane ad occhi chiusi per tutta la durata dell’esecuzione, senza farsi contaminare da fattori che esulino dalla fusione intimistica di chi vive la musica visceralmente.
Uscendo di scena diventa protagonista assoluta l’Orchestra della Magna Grecia con la Sinfonia n.40 in sol minore Kv 550, diventata cerebralmente nota nell’immaginario collettivo, anche per i non intenditori, grazie allo stile puro delle modulazioni che la ca
ratterizzano.
Terminato l’omaggio a Mozart si cambia registro, giungendo così al momento più atteso di tutta la serata: l’ingresso dell’Oscar Luis Bacalov. Il pudore di un grande maestro che si cimenta nelle sue produzioni, accompagnato solo da un orchestra d’archi, cominciando da “Baires Suite”, un vero e proprio inno al pianoforte, diviso in tre tempi, scaturito da un viaggio in argentina; e “Astoriando”, un’altra sua creazione.
Dopo i primi due brani sceglie di muovere le corde nazionalistiche e patriottic
he attraverso la musica di Astor Piazzolla, compositore e virtuoso argentino di bandoneòn. Parliamo del principale esponente del tango moderno, da lui ammantato di raffinata sensualità e appassionato struggimento, che ha saputo muoversi musicalmente sia nel mondo della musica classica, sia in quello della musica popolare generando in tal modo il tango sinfonico.
Bacalov dal suo repertorio sceglie Oblivion, un brano magico, incredibilmente evocativo, che sembra restituire alla memoria ricordi sbiaditi, emozioni, sguardi, incontri. “è un pensiero triste che si balla”,
originale per la mescolanza di nostalgia, frivolezza e dramma, elementi che hanno contribuito all’universalizzazione del tango. Sempre di Piazzolla, irrompe con “Libertango”, un tango seduttivo e coinvolgente, complesso ma interpretato con maestria dal piano di Bacalov, impreziosito dal virtuosismo del primo violino, viola e violoncello.
Nell’illusione che il concerto si concludesse su queste note, ecco rientrare Bacalov, acclamato dal plauso di un pubblico che non smette di battere le mani con la
stessa intensità fino alla certezza che le sue dita scivolino ancora una volta su quel pianoforte. Questa volta non sono solo le corde degli strumenti a vibrare, ma anche quelle emozionali di noi ascoltatori, legati instancabilmente ad un brano che sposa perfettamente la concezione di musica come poesia che si divincola in rapporto ai versi di Pablo Neruda nel film “Il Postino”. La colonna sonora di Luis Bacalov vinse nel 1996 il Premio Oscar, e questo è uno dei casi in cui, diceva il poeta cileno, in musica, come in poesia, “non si può dire ciò che si è letto con parole diverse da quelle che sono state usate, quando la spieghi una poesia, diventa banale, e meglio di ogni spiegazione è l’esperi
enza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla”. Con la composizione di Bacalov l’interlocutore si lascia coinvolgere a pieno, e la riuscita clamorosa deriva dal fatto che la musica non è di chi la scrive-suona, ma anche di chi la ascolta riuscendone a farne un uso completamente personale.
Segue una dedica a Carlos Garde, cantante e compositore argentino con l’esecuzione di “El dia que me quieras”; e in ultimo “El choclo”, composto da Angel Gregorio Villoldo, un tango irriverente e accattivante
che racchiude in sé la sua vera essenza.
Una scelta di grande qualità artistica vagliata dagli organizzatori del Teatro Santa Lucia, che in questa occasione, dopo il successo popolare di Samuele Bersani, non hanno fatto il tutto esaurito, nonostante l’importanza dell’evento. Questo deficit però, non è di loro competenza, bensì di quanti preferiscono rimanere in superficie, piuttosto che scavare per vedere quanto di più sublime possa coesistere in profondità.
Un sentito grazie lo rivolgiamo ad Angela Scaramazza per aver messo a disposizione della nostra Redazione i suoi suggestivi scatti.