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“FANTI E BRIGANTI NEL SUD DOPO L’UNITÁ”

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Fanti-e-briganti-copertinaInvertendo la tendenza della sua collana editoriale Carte scoperte – allineata “alla storiografia “romanticamente” disattenta alla ferocia brigantesca” (S. Lupo) -, l’editore Capone ha appena pubblicato un saggio storico sotto il patrocinio dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e del Comune di Noci, uno dei paesi dove accaddero diversi fatti oggetto della rigorosa indagine dell’autore: “Fanti e briganti nel Sud dopo l’Unità” è il titolo del  quarto saggio storico di José Mottola, il cui abstract di quarta di copertina è  il seguente.

Molte carte d’archivio, anche tra le 250.000 del Fondo G 11 dello Stato Maggiore dell’Esercito, gettano nuova luce sul boom del brigantaggio meridionale dopo l’Unità – non malvisto tra l’ altro da odierni sodalizi del Nord -, diradando le brume sparse da narrazioni a dir poco superficiali.

Fino al 1864, Crocco, Romano, Pizzichicchio, Coppolone e altri condottieri alla macchia agirono tra Puglie e Basilicata, sostenuti  dai Borbone esuli  a Roma e dallo Stato pontificio. Sulle Murge tra  Terra di Bari e Terra d’Otranto, la Legione Carabinieri del colonnello Sannazzaro, la Divisione Territoriale del generale Regis e la Colonna Mobile del generale Pallavicini, aiutate dalla Guardia Nazionale, contrastarono duramente bande talmente disinvolte da permettersi la messa domenicale in masseria.

briganti 2L’Autore propone quelle le vicende con narrazione scorrevole, avvincente e rigorosamente documentata anche nell’esporre pratiche quali l’uso a mo’ di trofeo del mento barbuto del nemico. Non manca nel libro una radiografia culturale di comandi militari, gruppi ribelli, clero, intelli-ghenzia, borghesia e ceti subalterni: di sorprendente attualità”.

In realtà, tale spaccato socio-culturale evidenzia codici etici ereditati dalle odierne classi dirigenti meridionali: clanismo, omertà, pizzo, clientelismo e interesse privato segnarono l’interazione tra brigantaggio ed élites locali.  Secondo attenti osservatori istituzionali,  “una vera unità nazionale non sarà possibile fino a quando il Sud resterà in balia della criminalità organizzata e di classi dirigenti affette dalla malattia ereditaria del clientelismo, del familismo e del clanismo”, ma vanno rimosse anche la “mentalità nordista ed una diffusa insensibilità politica verso lo sviluppo del Mezzogiorno” (sen. prefetto Raffaele Lauro). Non a caso, dunque, la “mentalità nordista” guarda oggi con simpatia alle gesta dei capibanda meridionali ostili all’Unità.

(A cura del Centro culturale “Giuseppe Albanese”)

 

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