STATUA SAN FILIPPO: IN ATTESA DELL’INAUGURAZIONE
Domenica, 22 agosto, alle
Un “atto di devozione” del sindaco Piero Longo su cui si è scritto e “commentato” (http://www.gioianet.it/politica/1650-in-arrivo-nuove-opere-pubbliche-poco-utili-ma-costose.html), e di cui si continuerà a discutere, che rischia di “adombrare” e porre in “cattiva luce” una scultura indiscutibilmente suggestiva.
L’opera nasce da un blocco di pietra leccese, la stessa usata nell
e chiese barocche che ingioiellano il Salento.
Una pietra duttile eppur consistente, dal cuore “marmoreo” di calcarenite, così docile sotto lo scalpello, da suggerire all’artista architetture e geometrie plastiche, per scelta non levigate ma ruvide, che tanta naturalezza donano all’incarnato, destinato ad essere impietosamente esposto a luce ed intemperie che ne disegneranno ombre e chiaroscuri.
Il taglio netto, privo di asperità si addolcisce in curve che non sottraggono vigore e carattere ai lineamenti del Santo e dei due bambini.
Nei dettagli, nel colletto, nei bottoni, nell’intaglio delle sopracciglia, lo scultore ha rinunciato al rigore minimalista percepito nell’insieme, impreziosendo di intarsi aggettanti le tre figure e regalando alla staticità scultorea di una monocromia chiara, movimento, giochi di luce ed ombre.
Ed ancora movimento e plasticità nelle volute e nelle pieghe del mantello che avvolge e racchiude le figure in un simbolico abbraccio.
“Il bozzetto – dichiara Giuseppe Montrone – nasce da una riflessione sui dipinti che raffigurano scene di vita del Santo, opere donate dal dottor Diego Eramo alla città di Gioia e riportate in un calendario. Mi sono anche ispirato ad una proiezione di qualche anno fa, in cui Johnny Dorelli interpretava San Filippo, per entrare nel clima di quel particolare momento storico e percepire le condizioni di vita dell’epoca”.
La pietra sembra rilucere dell’amore del Santo per i bambini. Il suo “State buoni, se potete!” trascritto nelle pagine di un libro con scrittura infantile, unica nota di colore tra tanto candore, tra le mani di un ragazzino apparentemente compunto ma dallo sguardo birichino e dalla posa vezzosa, cattura l’attenzione ed invita alla bontà.
La muta ed amorevole richiesta di attenzione della fanciullina affettuosamente abbarbicata alla tonaca, distrae il Santo, in silente dialogo con la piccina verso cui volge il capo.
La sua benedizione “distratta” da tanta dedizione, resta sospesa, estemporaneo, eterno fotogramma di santità.
Il gatto elegantemente accovacciato ai piedi del sacerdote, prezioso ausilio sanitario nelle pratiche di antica derattizzazione, completa l’idilliaco scenario di altri tempi.
L’imponente piedistallo, pur se minimale nel decoro (semplici festoni ed un angioletto), sostiene la scultura posizionata in modo da essere in linea con la scritta “San Filippo Neri” situata sul frontespizio dell’omonimo istituto.
Giuseppe Montrone, 46enne artista laertino, ha scolpito negli anni scorsi per il Comune di Martina Franca un Cristo risorto di quattro metri di altezza in marmi policromi, oggi situato nel cimitero cittadino. Sua anche una scultura dedicata alle vittime della strada a Laterza, città in cui è nato e risiede. Di pregevole fattura i suoi nudi scolpiti ed alcuni quadri “frutto di anni di sperimentazione sui materiali, in particolare sul marmo utilizzato – a suo dire – come se fosse colore liquido”.
