LICEALI ATTORI GRAZIE A E. BARUCCHIERI E E. POZZI-foto

“Panta rei”, teatrale miscellanea di testi tra
tti da tragedie e commedie della letteratura greca, originalmente interpretata dagli studenti del Liceo Classico “P. Virgilio Marone”, nasce da una passione “indotta”, dalla frequentazione degli spazi teatrali, dall’incontro con attori e registi, dall’approfondimento dei temi e dei testi letti in classe, dall’interiorizzazione dei messaggi “passati” attraverso le riscritture, le riflessioni, le tecniche di chi mette a nudo anima e sogni sulla scena.
Due soli mesi di prove in cattività – una manciata di ore “laboratoriali” sottratte allo studio e donate gratuitamente da ResExtensa -, hanno dato vita a “Panta rei”, creatura teatrale in cui è riconoscibile l’imprinting della geniale drammaturgia e la tersicorea, spirituale vis coreografica di Elisa Barucchieri, docenti di creativa eccezione Nicola Eboli, Francesco Ocelli ed Enzo Toma di Maccabèteatro.
Lo spettacolo portato al Festival del teatro antico “A scuola con i classici” organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese a Vaste di Poggiardo in giugno, ha raccolto consensi e successo di critica, come attestato da Titti Dallorenzo, meritando di essere inserito il 9 luglio nella rassegna estiva di Mottola, città che ospita Francesco Mandorino, studente – attore del Virgilio che ne ha promosso la valenza attraverso una recensione pubblicata in coda a questo scritto.
In realtà “Panta rei” è il virgulto di un seme autunnale concepito nell’incontro con Elisabetta Pozzi, in occasione della sua intensa, suggestiva “Cassandra” (CASSANDRA SPETTACOLO DALLA GRANDE INTENSITÁ SCENICA-foto), un’alchimia di seducente bellezza e pathos, alta drammaturgia e musica dei precordi, intima come le luci che vestono la nudità delle ancelle e vibrante come la voce che risale dagli abissi di uno spirito tormentato da visioni reali, di irreale follia. Un déjà vu il grido ferino, a stento tratt
enuto di Cassandra, il drappo delle sue vesti incendiato dalle luci, “…Ora tutto prende un senso nella mancanza di senso…”.
L’incanto della serata viene rievocato nell’aula magna del Liceo classico “P.V. Marone” il 17 novembre, nel corso di un’intera mattinata (ed oltre si sarebbe andati) dedicata alla scoperta del “dietro le quinte” di una produzione teatrale di così grande impatto emotivo, nelle corde di diverse sensibilità, raffinata e coinvolgente e al contempo graffiante e abrasiva, come solo il sussurro di una aspra verità sa essere, nel levigare le rocce dell’indifferenza ed insinuarsi nelle incrinature di una umanità fragile, paludata di egoismo, incapace di “leggere” il presagio di apocalittici baratri, scavati a mani nude dalla stoltezza.
Cassandra descrive scoscesi paesaggi irrorati del sangue delle battaglie, arsi dal fuoco d
ella violenza, inariditi dal gelo di un inverno senza fine, ostaggio di morte, orfano di primavera…
“Il linguaggio teatrale ha bisogno della musica… la parola ipnotizza, perde il senso, la musica guida al concetto, aiuta ad entrare nel personaggio, nel suo mondo racconta Betta Pozzi agli studenti, assetati di conoscenza, sotto lo sguardo di Grazia Procino, docente illuminata e sua amica -… Leggo il testo e mi pongo in ascolto della musica che è al suo interno. La conoscenza del passato ci fa comprendere la ciclicità del futuro, ci nutriamo di questo concetto nello studio dei classici..”
E di classici la Pozzi ne ha portati tanti in teatro e negli anfiteatri di Segesta e Selinunte. Si rivede nelle vesti di giovane Ermengarda con Carmelo Bene, ne ricorda i rimproveri, i consigli, gli accenti marcati sugli endecasillabi.
“Il microfono non è amplificazione
– ripeteva il Maestro -, è un microscopio, un sospiro amplificato diventa voce in teatro…”. Ed ancora aneddoti su Benigni, Troisi, Girone, Zingaretti, gli studi con Pina Bausch, il ricordo di classici studiati al liceo ascoltando musica…
“Il teatro lo facciamo insieme… se siete qui, deve succedere qualcosa, o è un atto di amore, o è tempo perso mio e di chi viene. Sul palco si sente il silenzio, l’attenzione del pubblico è pura energia, le emozioni arrivano e condizionano la stessa interpretazione… se percepisci disperazione, rabbia le trasmetti ed amplifichi, uno spettacolo non è mai simile a sé stesso, è empatia, condivisione, estemporanea corrispondenza.”
Ed i ragazzi si sono nutriti delle sue acute riflessioni, hanno bevuto al calice della conoscenza di questa seducente Arte, vissuto il prodigio di scoprire se stessi, vivendo altre vite e di vivere altre vite per ritrovarsi e non smarrirsi.
Nella prima assoluta di “Panta rei”, una prova
aperta tenutasi nel Rossini riservata ad amici e parenti, questo percorso iniziatico, non da tutti intuito, è cifra stilistica di rara intensità recitativa. La drammaturgia è espressa dalla danza, dalle gestualità, dalle musiche e dai testi scelti dai ragazzi, scritture interiorizzate e riproposte con pathos, armonizzate e attualizzate senza “forzature” e con grande originalità.
Nessuna scenografia se non quella creata dal fluido movimento dei corpi fasciati in abiti neri, rossi e bianchi. In fila i giovani attori si porgono con eleganza al pubblico, tendono la mano sinistra e colorano il viso: indossano la “maschera” prima di dar voce e vita al caos. La musica scandisce il ritmo, blandisce gli animi, accarezza, mentre agili dita dipingono corpi che si cercano e danzano all’insegna della reciprocità.
Torna il caos, è lotta, furore, autentica negazione di pace. La violenza sembra non aver mai fine, eppur si spegne quando una voce profetica evoca un inascoltato futuro. Trema, barcoll
a, nel suo urlo muto vibra l’eco di un brivido.
Classici contaminati da rock e swing disorientano, destabilizzano, ricreano equilibri per poi inaspettatamente riframmentarsi in schegge di geniale teatralità. Gli attori usano i corpi per dar vita a torri, imbarcazioni, battono all’unisono i piedi, serpeggiano sul palco, pregano alzando le mani al cielo, lasciano che la rabbia esploda, vaporizzando livore, rancori, odio… bisbigliano la loro resa, affidando alla musica il compito di ricomporre e sedare il tumulto di diciannove cuori che palpitano all’unisono, nel parossismo della sacralità del “qui, ora”, per poi abbandonarsi al dolce ritmo di un blues.
Un brivido increspa la platea a fine spettacolo. Lo sguardo disorientato, a tratti sgomento dei genitori, cerca sui volti dei propri figli la conferma che siano davvero loro gli attori che hanno recitato e danzato con tanto talento. Nel vederli tornare alla realtà, sorridere ed inchinarsi, lo stupore lascia spazio alla gioia e all’orgoglio e dilaga un interminabile,
calorosissimo applauso.
Indimenticabili Alcesti (Leoluca Armigero) e Admeto (Gianfranco Maselli) da “Alcesti”, Medea (Maria Natile e Marina Celiberti) e Andromaca da “Le Troiane”(Francesca Errico), Agamennone da “Ifigenia in Aulide” (Francesco Mandorino), Tiresia (Carmen Avino) e Edipo (Fabio Tuccillo) da “Edipo a Colono”, Andromaca (Luisa D’Aprile), Elena (Fiamma Mastrapasqua e Marilù Giove), Ecuba (Valeria Dimola) da “Le Troiane”, Dionisio da “Le Baccanti” (Vito Alberto Lippolis), tutti brani tratti da classici di Euripide ed ancora Clitennestra da “Agamennone” di Eschilo (Michela Carella e Milena Guagnano), “Elena” di Giannis Ritzos (Alessandro Digregorio), Pisetero da “Uccelli” di Aristofane (Marco Greco) ed Elettra da “Elettra” di Sofocle (Annachiara Vinci e Sara Genghi) e infine tutti in coro in “Lentamente muore Martha Medeiros.
Anche a Mottola, cronaca di un successo annunciato! Un tripudio di applausi e consensi ancora riecheggia nella suggestiva cornice da anfiteatro illuminata dalla luna.
“La partecipazione del pubblico mottolese e non – dichiara la professoressa Grazia Procino, sempre attenta nel promuovere il talento dei virgiliani – è stata di gran lunga superiore alle aspettative. L’interesse sincero dimostrato dal sindaco, dottor Luigi Pinto e dall’Assessore alla Cultura dottoressa Cosima Panaro per un lavoro creato da studenti appassionati alla letteratura e al teatro e costruito da esperti altrettanto appassionati e generosi, ha ripagato le fatiche che tutti gli “attori” di questa straordinaria avventura ed esperienza hanno sostenuto. Sento di dover ringraziare l’Amministrazione comunale di Mottola e il mio alunno Francesco Mandorino con la sua famiglia per aver creduto in questo lavoro, nella cultura che si traduce in pratiche di vita e sostenuto concretamente il progetto”.
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Abitare il teatro antico, viaggiare nel mondo classico: l’esperienza”
A scuola con i classici”del Liceo Classico “P. Virgilio Marone” di Gioia del Colle
“… Io so e non so perché lo faccio il teatro ma so che devo farlo, che devo e voglio farlo facendo entrare nel teatro tutto me stesso, con quello che sono e penso di essere e quello che penso e credo sia vita. Poco so, ma quel poco lo dico…” [Giorgio Strehler]
Il teatro è un condensato di gesti, di respiri, di parole e di vite; è una bolla di emozioni che vanno assecondate; è uno spazio in cui non conta tanto pensare al modo per sembrare verosimili, quanto conta essere se stessi e un altro allo stesso tempo.
Ecco cosa pensiamo del teatro alla fine del nostro percorso durato due mesi e costatoci tanto impegno per arrivare a creare uno spettacolo in cui si sentisse forte la presenza degli antichi eroi della mitologia greca e al contempo di ragazzi comuni, che come quelli, talvolta, possono essere stati afflitti dal dolore, dalla rabbia, dalla paura, dalla vergogna ecc. Questi sentimenti li abbiamo resi vivi, meravigliandoci quotidianamente dei nostri progressi e delle nostre stesse capacità, grazie soprattutto alla grande competenza di quattro maestri e, ora, anche amici, che gratuitamente si sono spesi per l’ottima riuscita dello spettacolo “Panta rei”, quali Elisa Barucchieri, Nicola Eboli, Francesco Ocelli ed Enzo Toma, con cui abbiamo mosso i nostri primi passi sul palcoscenico. Ma, sicuramente, non avremmo partecipato a questo progetto se non ci fosse stato lo sprone delle nostre insegnanti Grazia Procino e Rosaria Veroli, che ci hanno trasmesso a scuola, prima che a teatro, la passione per i classici e alle quali va il nostro ringraziamento per questa straordinaria opportunità.
Era lo spaesamento però a coglierci, inizialmente, mentre ci veniva proposto di partecipare all’allestimento di questo spettacolo e mentre non riuscivamo ancora a capire quanto l’impegno delle lezioni pomeridiane sarebbe stato fondamentale per la sua buona riuscita. L’impegno e l’entusiasmo in prova non ci sono mancati, perché andando avanti con il lavoro sempre più abbiamo capito quali grandi potenzialità avesse il nostro progetto di essere apprezzato e quante emozioni ci avrebbe regalato; è stata, infatti, l’emozione, unita a una buona dose di adrenalina, ad averci trasportati nelle due messe in scena, al teatro “Rossini” di Gioia del Colle e nel teatro del parco archeologico in località SS. Stefani a Vaste di Poggiardo, e ad averci spinto ad offrire al pubblico il meglio di noi stessi. Poiché questo spettacolo è nato per partecipare al concorso “A scuola con i Classici”, indetto dal Teatro Pubblico Pugliese e in particolare dal regista Tonio De Nitto, tanta era la determinazione di raggiungere obiettivi come, certamente, la vittoria, ma anche la trasmissione al pubblico dei nostri sentimenti e il suo coinvolgimento nel nostro flusso di emozioni.
Alla fine di ogni spettacolo il desiderio di ognuno di voler ripetere tutto ancora una volta ci ha fatto rendere conto di quanto fossimo entrati in empatia con il palcoscenico, che ci ha permesso di vivere altre vite e immergerci in altri mondi, e con gli stessi personaggi, che saranno ormai un nostro possesso perenne.
Molti di noi, grazie a questo progetto, già si preparano a continuare questa esperienza per migliorarsi e sperare di diventare in futuro bravi attori; altri, pur non volendo nella vita fare teatro, già pensano impazienti a un nuovo spettacolo per il prossimo anno; altri ancora, infine, e di ciò penso si debba andare fieri, grazie alla partecipazione al concorso hanno avuto il primo vero rapporto con il mondo del teatro e lo hanno fatto da un’angolazione privilegiata, cioè come protagonisti al di qua del palcoscenico.
Cosa dire infine; ci siamo divertiti, ci siamo appoggiati l’un l’altro, ci siamo impegnati, ci siamo emozionati e abbiamo fatto emozionare. Siamo stati insieme una squadra e ora già guardiamo ai successi del futuro!
Francesco Mandorino
II A – Liceo Classico “P. Virgilio Marone” Gioia del Colle