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Cronaca

MALTRATTAMENTI. VITO NICOLA ANTONIO MOLA SCAGIONATO

maltrattamenti

mola nicolaPer Vito Nicola Antonio Mola l’8 gennaio segna la fine di un incubo iniziato nell’aprile dello scorso anno, quando sua moglie O. M. lo ha denunciato per maltrattamenti.

Mola, classe 1956, difeso dall’avvocato Palmiro Nicola Nettis, è stato trascinato in tribunale dalla consorte in quanto accusato di “condotte violente, vessatorie e intimidatorie” per le quali il P.M. aveva richiesto una “condanna ad un anno e sei mesi di reclusione ed un risarcimento danni non inferiore a 15mila euro”.

La donna avrebbe di fatto mentito gettando discredito sul coniuge, accusato di atti lesivi della sua integrità fisica e morale, oltre che di maltrattamenti, minacce varie e pedinamenti.

“Ho voluto davvero bene a mia moglie, anche per questo non riuscivo a capacitarmi del suo comportamento. E’ cambiata, ha iniziato a parlare di separazione, poi ci sono state liti. Ogni tentativo di riappacificazione è stato strumentalizzato, addirittura sono stato accusato di averle causato un trauma al polso per sottrarle il cellulare, motivo per cui mi ha anche denunciato ai Carabinieri… ha tentato di rovinarmi la vita…”.

Di questi tempi, anche alla luce di fatti di cronaca che sensibilizzano su questi temi a difesa delle donne oggetto di violenza, è facile creare “mostri” ed è questo quanto accaduto nella cerchia di parenti ed amici, al punto di gettare Vito Nicola Antonio Mola nello sconforto ma allo stesso tempo scatenando in lui un forte desiderio di giustizia.

Il giudice ha portato a tertribunale-legge-ugualemine le indagini e verificato le tante falsità dette sul mio conto assolvendomi dal reato ascrittomi perché il fatto non sussiste. Un fatto per cui sono stato condannato agli arresti domiciliari. Per mesi sono stato sotto osservazione con una libertà di movimento limitata, di fatto recluso in casa, senza poter utilizzare il cellulare, vincolato ad orari assurdi. Sempre sotto controllo, anche sul posto di lavoro. E’ stato un periodo bruttissimo, non lo auguro a nessuno. Sono andato in depressione, per un certo periodo ho anche pensato di farla finita, ho pensato seriamente al suicidio. Dall’esame dei tabulati è venuto fuori che era lei che mi contattava per chiedere il divorzio. Grazie alla decisione del giudice, il dott. Michele Parisi, che ha voluto vederci chiaro, gli investigatori hanno potuto riscontrare che nelle mie telefonate non l’ho mai offesa, anzi. E’ venuto fuori che le accuse rivoltemi di comportamenti da stalker erano infondate. Infatti, sono stato assolto con formula piena, nessun reato di cui mi si accusava è stato ascritto. È decaduto anche il divieto di avvicinamento e quindi anche gli arresti domiciliari, per cui da oggi in poi posso andare a testa alta davanti a tutti. Il male che mi è stato fatto è tanto, non lo meritavo. Ora è giusto che tutti sappiano la verità!”.

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