LA LIETA FINE DE “IL MALATO IMMAGINARIO”!
Martedì 6 aprile 2010,
Continuamente le sue opere si prendono beffa dei benpensanti e perbenisti, dei rapporti interpersonali in genere e
dei rapporti matrimoniali basati su interessi economici. Quest’ultimo è un motivo che ritroviamo nella commedia in questione, ed è reso comicamente sia dal nostro “malato immaginario”, Argante, interpretato da Antonio Surico, e sia da sua moglie, Becchina, interpretata dalla simpaticissima Tina Difonzo che ha vestito il ruolo di donna fedifraga e opportunista con grande bravura.
Molière, inoltre, ricercava il divertimento del pubblico attraverso gli strumenti della veridicità e della naturalezza; e Augusto Angelillo, interprete – il suo ruolo è quello di Beraldo, fratello di Argante – ed anche regista
assieme a Giustina Lozito, è bravissimo nel renderci quell’ironia senza tempo.
Un’ironia che ci fa ridere, o meglio sorridere, perché non si può fare a meno di prendere atto che la critica sociale che Molière rivolge agli uomini del suo tempo ritorna nel nostro senza, ahinoi, possibili vie di fuga. Nei vizi degli uomini non c’è solo il segno comico, ma anche la consapevolezza amara di una società corrotta.

“Il malato immaginario” si conferma, data la bravura degli attori e l’abilità registica – che non fanno cadere il dramma nella banalità –, una gustosissima commedia sul tema, spesso trattato da Molière, dell’incompetenza e avidità dei medici. Ed infatti al centro dell’opera vi è un adorabile ipocondriaco, Argante, che vuole maritare la romantica figlia Angelica, interpretata da Marica Girardi, con un giovane quanto sciocco medico, Tommaso Diarroicus, interpretato da un esilarante Giuseppe Procino, promosso” dal suo saccente papà, il dottor Diarroicus interpretato da un irriconoscibile Marco Addati.
La
scelta per il nostro “malato immaginario” non è casuale e cade su un medico, per di più, figlio di medico, proprio perché pensa di avere un continuo e disperato bisogno dei suddetti e dei consequenziali curativi. I medici che ieri hanno calcato la scena ci hanno restituito con grande humour il senso di dottorini-avvoltoi, salassatori e ciarlatani.
Ritornando all’intreccio Argante tralascia, però, un piccolo dettaglio, e, cioè l’amore che lega Angelica a Cleante, un giovane di grande raffinatezza resa benissimo dall’interprete Marco Stoppini.
La storia avrà lieto fine grazie all’intervento della serva, Antonietta, interpretata dalla bravissima e spigliatissima Anna Maria D’Ettore. Del resto nel teatro di Molière vince sempre chi è animato da grandi sentimenti, chi si caratterizza per l’alto senso morale.
In una società in cui non si sa più che cos’è la moralità, il rispetto,
Il dramma messo in scena per la prima volta nel 1673, specialmente nel Nov
ecento, ha avuto una serie illimitate di interpretazioni che conservano il carattere aperto dei classici non riconducibile ad un’unica interpretazione; ed anche in questo caso ne abbiamo avuta conferma!
Infine la commedia si colloca nell’ultimo periodo di Molière e fa parte di quello che è stato definito “Il teatro musicale”, ed, infatti, belli sono stati gli intermezzi musicali dati dalla grazia ed armonia di Ilaria Stoppini.
Alla fine della rappresentazione tra il pubblico si respirava un certo non so ché di piacevole dato dalla rappresentazione stessa.