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ILVA: “TARANTO, MORTALITÁ DA INQUINAMENTO RECORD”

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operai-ilva--13-“Il tasso di mortalità per tumore nella zona di Taranto è superiore alla media del 15%, in particolare per il tumore al polmone (+30%). E’ quanto si legge nell’indagine epidemiologica ‘Sentieri’, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, che verrà presentata il 18 settembre al ministero della Salute. Un dato legato all’inquinamento prodotto dall’Ilva: “Molteplici studi di monitoraggio ambientale e campagne di misura delle emissioni industriali effettuati nell’area di Taranto – sottolinea il rapporto – hanno evidenziato un quadro di inquinamento ambientale diffuso, ma anche il contributo rilevante del polo industriale cittadino, in particolare il complesso dell’acciaieria, ai livelli ambientali di inquinanti di interesse sanitario”.

Dallo studio emerge anche un tasso di mortalità per malattie respiratorie del 10 per cento superiore alla media, mentre si registra un eccesso del 15% per gli uomini e 40% per le donne di mortalità per malattie dell’apparato digerente. Infine, 15% in più di mortalità legata a malformazioni congenite. Allarme anche per gli animali: “Risultati di campagne di monitoraggio, effettuate dalla ASL di Taranto dal marzo 2008 a oggi – si legge nel rapporto – hanno segnalato che in alcune aziende zootecniche presenti sul territorio del Comune e della Provincia di Taranto è presente una importante contaminazione della catena trofica da composti organoalogenati. In particolare, fino a ottobre 2008, su un totale di 41 aziende localizzate entro 10 km dal polo industriale sono stati raccolti 125 campioni di matrici alimentari.

In 32 campioni (26%) raccolti complessivamente in 8 aziende (20%) la concentrazione di diossine (PCDD e PCDF) e di PCB-ds ha superato i limiti in vigore”. I risultati delle analisi di SENTIERI sul periodo 1995-2002, conclude il rapporto, “mostrano un quadro della mortalità per la popolazione residente nel sito di Taranto che testimonia la presenza di un ambiente di vita insalubre. Questo quadro è in linea con quanto emerso nei precedenti studi descrittivi sulla mortalità condotti nell’area, ma anche con dati di incidenza e morbosità. Il sostanziale corpo di evidenza relativo alla dimostrainterno-ilvazione di un ambiente sfavorevole è dovuto alla generale convergenza dei dati di monitoraggio ambientale e biologico, dei dati relativi al tipo e all’entità delle emissioni industriali e, parallelamente, alla disponibilità’ di risultati di studi epidemiologici di tipo analitico, descrittivo geografico, e di indagini epidemiologiche multicentriche e di valutazione di impatto sanitario. Gli incrementi di rischio osservati sono riferibili a esposizioni professionali a sostanze chimiche utilizzate e/o emesse nei processi produttivi presenti nell’area.

Il fatto che gli stessi inquinanti siano riscontrati anche nell’ambiente di vita, a concentrazioni spesso rilevanti, depone anche a favore di una componente ambientale non trascurabile. Questo ultimo dato sembra essere avvalorato dalla distribuzione degli eccessi di rischio in entrambi i generi e anche tra i sottogruppi di popolazione in età pre-lavorativa (nelle classi inferiori a un anno e a 14 anni). Inoltre, per alcune cause di morte si osservano incrementi di rischio, evidenziati anche in alcuni precedenti ilva-3studi effettuati nell’area, solo tra le donne, come per esempio per i tumori del sistema nervoso centrale, per i linfomi non-Hodgkin, per il tumore del pancreas, della mammella, dell’utero, del fegato, delle demenze nel complesso e in particolare del morbo di Parkinson”.

(fonte affaritaliani)

 

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