GIORGIO BIANCO: “IL PEGGIORE DEI SUICIDI E’ SOPRAVVIVERE ”
“Vivere o sopravvivere?”. Questo il tema affrontato durante una conferenza organizzata da Giovanni Addabbo e dall’Università della Terza Età lo scorso venerdì, 18 febbraio, presso il Liceo Classico P.V. Marone.
La vita è un viaggio che conduce a percorrere i sentieri più imprevedibili. Difficoltà, insoddisfazioni, paure, o più semplicemente l’apatia generata da una routine sempre più meccanica e ripetitiva, possono portare l’uomo a perdere il controllo della propria esistenza, a scivolare lentamente in quello stato di “sopravvivenza”, che gli impedisce di assaporare appieno i piccoli doni di ogni giorno.
Come tornare a vivere? Risponde Giorgio Bianco, antropofenomenologo, diverse lauree e specializzazioni alle spalle, oltre che una vita piena e soddisfacente. Un “ragazzino un po’ vivace”, come lo definisce, introducendolo, il prof. Franco Giannini.
Un “ragazzino” ultraottantenne, che ha catturato l’attenzione dei presenti con la sua saggezza e la sua moralità. “La mia ambizione, nella vita, è quella di essere una valida presenza umana”. A partire da questa affermazione, affascinante quanto degna di riflessione, Giorgio Bianco orienta la sua analisi sui principali fenomeni che regolano la vita umana. Vivere piuttosto che sopravvivere.
Ma cos’è vivere? E cosa vuol dire sopravvivere? Per Giorgio Bianco, vivere è “aggiungere ogni attimo qualcosa a quello che avevamo prima”. Sopravvivere, al contrario, è “cadere nel cancro esistenziale”, sprofondare nell’angoscia, nella disperazione, nella rassegnazione.
Vivere in maniera autentica è bilanciare le tre figurazioni fondamentali dell’esistenza: la singolarità, la dualità, per cui l’uomo vive un rapporto di amore o di amicizia con il prossimo, e la pluralità, per cui l’uomo vive in rapporto con
Ai giovani, Bianco dedica un’attenzione particolare, enfatizzando la necessità di far conoscere il sacrificio ad una generazione cresciuta nell’epoca del consumismo sfrenato, nell’era che li priva del gusto dell’attesa, perché l’ottenimento di qualcosa precede il desiderio della stessa. Sarebbe auspicabile, quindi, che l’adulto e l’anziano educhino il giovane alla rinuncia e all’autocontrollo, insegnando loro che il consumismo eccessivo è autodistruzione. Educarli, quindi, ma senza saccenteria. Perché i giovani e gli anziani hanno bisogno gli uni degli altri.
Giorgio Bianco ha tenuto un’autentica lezione di vita ad una platea che ha potuto riconoscere nella sua persona un modello di saggezza, rettitudine e cultura. Un esempio di vita autentica, che ha voluto rivelare al pubblico il contenuto del suo decalogo personale, che è la bussola della sua esistenza.
Un insieme di regole che lo orientano a vivere secondo lealtà, sincerità, coerenza e riconoscenza. Che gli ricordano che dare, qualche volta, arricchisce più che avere. Che dagli accadimenti negativi si può solo imparare, perciò si può essere sereni anche nella cattiva sorte. E che non bisogna arrendersi mai.
Dunque: vivere o sopravvivere? Vivere. Con umiltà, energia e fede l’uomo può guarire dai mali interiori. Perché “sopravvivere è il peggiore dei suicidi”.